“I libri per bambini sono tutti uguali?” Una domanda per una genitorialita’ consapevole

La domanda sembra banale e la risposta scontata: “NO” i libri non sono tutti uguali, altrimenti non solo chi li scrive e chi li produce non li venderebbe, ma soprattutto, per chi li legge, sarebbe una noia mortale. 

Ma non intendiamo porci la domanda a questo livello; ci chiediamo, piuttosto, se porci questo quesito ci possa aiutare ad orientare le nostre scelte educative.
Tutto quello che scegliamo e mettiamo a disposizione dei nostri figli manda loro dei messaggi, offre loro delle possibilità e non altree consente loro un tipo di utilizzo e non altri. Ad esempio, possiamo preferire giochi solidi, quasi indistruttibili e senza tempo, ai tanti di scarsa qualità che si rompono dopo poche “giocate”: il messaggio che indirettamente trasmettiamo è molto diverso agli occhi del piccolo. 

Così è per i libri per bambini. Non tutti i prodotti editoriali sono uguali tra loro, sia per forma che per contenuto, e quindi, nell’ottica di volere essere genitori attenti e consapevoli occorre dotarsi di qualche criterio per scegliere.
 

La “forma” nei libri per bambini

Colori, dimensioni, materiali, effetti speciali, … tutti questi elementi sembrano secondari quando scegliamo un libro, eppure sono gli elementi che ci attraggono o ci respingono, che fanno leva sulla parte più emotiva e impulsiva di noi. Sono elementi che vanno a costruire la prima impressione che ci facciamo del libro che ci troviamo davanti. 

La prima cosa da considerare è dunque di non dare per scontato questi elementi, perchè quello che colpisce e attrae noi, non è detto che colpisca e attragga il nostro piccolo, non solo perchè è una persona diversa da noi, ma perchè è semplicemente più piccolo. 

Un libro di dimensioni troppo grandi è “faticoso” da sfogliare per un piccolino come è altrettanto faticoso per lui che le pagine siano sottili o che ci siano nel libro elementi, magari belli e ricercati, ma davvero troppo fragili per le sue inesperte manine.
Per i piccolissimi funzionano meglio libri resistenti, in cartone spesso o stoffa, e di dimensioni non troppo grandi, che possano manipolare autonomamente oltre che “assaggiare”, mordicchiare, usare come gioco o come altro. Ottimi si rivelano anche i libri da bagno, pensati per il bagnetto, ma fenomenali anche per i primi approcci al libro dei piccolissimi, perchè si possono facilmente pulire. 

Man mano che il piccolo cresce, potranno essere proposti libri diversi, con pagine meno spesse, con materiali diversi e magari con effetti speciali più ricercati. Diventano molto apprezzati gli albi illustrati da leggere e rileggere, ben disegnati e con storie interessanti, ma anche i libri pop-up in cui in ogni pagina si trova un mondo da scoprire.
Le dimensioni si possono ampliare e anche i materiali si possono diversificare.
 

Il “contenuto” nei libri per bambini

Ma anche il contenuto non è indifferente e incide sulla qualità del libro.
Nei libri per bambini non si devono dare per scontato le illustrazioni, che sono le vere protagoniste del testo agli occhi del bambino. Lui, che non sa ancora leggere le lingua scritta, legge il libro proprio a partire dalle illustrazioni. 

Per i più piccoli è meglio scegliere libri con illustrazioni chiare, con pochi dettagli, su sfondi neutri. In questo modo l’attenzione del piccolo lettore viene più facilmente catturata dal disegno “protagonista” della scena e la lettura risulta più agevole oltre che più piacevole, perchè non dispersiva: il concetto è più chiaro e ben espresso! (es. a sinistra nella foto).

I dettagli possono aumentare man mano che l’attenzione del bambino si affina e con l’aumentare del piacere della lettura (es. a destra nella foto). Avere a disposizione maggiori dettagli nell’immagine è per il piccolo lettore come avere a disposizione una descrizione più accurata e particolareggiata che sostiene la storia e lo svolgersi degli eventi. 

Occorre anche ricordare che una buona scelta si basa anche nel proporre ai bambini una varietà di stili di immagini e illustrazioni.
Spesso vanno per la maggiore i libri che hanno per protagonisti gli eroi dei cartoni animati, magari proprio quello che piace di più al bambino. Allora ecco che il piccolo scaffale della lettura si riempie di Winnie The Pooh o di Topolino, di Dora l’Esploratrice o di Manny Tuttofare. Qualche libro dei personaggi preferiti può anche essere bello, e consente al piccolo di giocare con essi in modo più attivo rispetto all’essere davanti alla tv, ma scegliere solo libri di questo tipo può essere riduttivo. Di solito, infatti, le illustrazioni di tali libri sono prese dal cartone animato e hanno colori accesi il più delle volte e disegni molto stereotipati.

Offrire una varietà di stili nelle illustrazioni è sicuramente un’ottima opportunità per il bimbo di entrare in contatto con diversi modi di espressione, una grande ricchezza per la sua conoscenza e, in futuro, per la sua capacità di espressione attraverso il disegno.

Un’altra caratteristica da considerare attentamente è la storia narrata o il contenuto proposto nel libro. Ance qui vale la stessa considerazione. Non tutte le storie e i contenuti sono uguali.
La prima grande differenza è tra libri che spiegano e libri che raccontano.
A partire da quelli pensati per i piccolissimi ci sono libri che spiegano offrendo un collegamento tra parole e immagini, che si trasformano per i più grandini spiegando il perchè delle cose. Poi ci sono i libri che raccontano storie, a partire dalle fiabe tradizionali, a quelle di più recente realizzazione. 

Rispetto al contenuto è opportuno che mamma e papà si chiedano se quanto narrato è un messaggio che desiderano dare ai loro figli, e se tale messaggio è più o meno in sintonia con l’idea di educazione che hanno.
Fortunatamente, a disposizione ci sono diversi prodotti editoriali. E’ possibile trovare libri “coccolosi” ideali per leggerli in intimità e libri che parlano delle paure e di come affrontarle; libri accurati che insegnano molte cose e libri che aprono la fantasia; libri che divertono e libri che fanno riflettere; libri che ci raccontano e altri che spiegano anche le cose difficili.
Possibilità ce ne sono, occorre solo avere la voglia e il tempo di condividere questa cosa con i più piccoli.

Foto 1: © Rachael Porter_Corbis; Foto 2: © Mammarsupio; Foto 3: © Mammarsupio_Collage

 

Baby shower: qualche idea per renderlo un’occasione preziosa per mamma e bebe’

19/01/2015  |  Gravidanza, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

Baby shower: come, quando e perchè

Se non ne avete organizzato uno o non siete state invitate o protagoniste di un baby shower, sicuramente ne avete visto qualche stralcio in qualche film o serie americana.
Il baby shower è quella festa organizzata dalle sorelle e delle amiche della mamma in attesa, in onore suo e del suo piccolino. 

La tradizione del baby shower nasce negli Stati Uniti durante il 18esimo secolo, tra le famiglie benestanti. Tradizionalmente, era una festa tutta al femminile, organizzata dalle altre donne di famiglia alla quale prendevano parte altre donne molto legate alla neo mamma, in occasione della prima gravidanza. Era l’occasione per condividere con la nuova mamma consigli e racconti su quello che le stava accadendo
Nel tempo, questa festa si è diffusa non solo tra le diverse classi sociali negli States, ma anche in Europa e in diversi altri paesi: ed eccoci, dunque, anche qui in Italia, a scoprire e vivere questo momento.
La festa si è inoltre parzialmente modificata.
Pur rimanendo un momento tipicamente femminile, alle volte si apre l’evento anche agli uomini o, addirittura, gli amici del futuro papà ne organizzano uno ad hoc per lui.

Si anche allargato il giro degli invitati, infatti, attualmente al baby shower partecipano tutte le amiche e anche le colleghe della futura mamma, che potrebbe addirittura essere la protagonista di più feste (una tra le amiche, una con le donne della famiglia, una con le colleghe,…). Inoltre, sebbene sia di solito organizzata in occasione della prima gravidanza, capita che la mamma la possa vivere anche per gli altri figli.

I doni, la vera anima del baby shower

Quello che rimane centrale in questa festa sono i doni che le invitate portano alla mamma.
Anche l’etimologia del nome viene spiegata in questo senso. 

In alcuni fonti si spiega che il nome “shower” si riferisce alla doccia di regali di cui viene inondata la mamma, altri lo fanno risalire ad un argentiere del ’700 dal cognome austriaco (Schauer) che pare abbia diffuso questa pratica per vendere i suoi prodotti in occasione della nascita dei piccoli. 

Al di là dal decidere quale sia l’etimologia corretta, è indubbio che i regali sono davvero al centro di questa festa. Sono regali di solito per i nuovo bambino che vanno dal corredino, ai vari oggetti di puericultura, sempre e comunque alla ricerca dell’idea originale e creativa. 

Inoltre, la festa di solito è a tema, con giochi e decorazioni in stile, con il catering raffinato e coordinato e con ogni dettaglio curato nel minimo particolare.
 

Qualche idea perchè il baby shower sia davvero un’occasione speciale

Chi ci conosce e legge il blog da tempo sa che occasioni come questa del baby shower sono un po’ lontane dal nostro stile e da ciò in cui crediamo.
Eppure abbiamo scelto di dedicare un po’ di tempo e qualche consiglio a questa occasione perchè di fatto, al di là dell’aspetto molto commerciale che può prendere, questa festa potrebbe essere davvero un’occasione un po’ speciale per stare accanto alla neo mamma e dimostrarle affetto e vicinanza in un momento così delicato come quello della fine gravidanza e dell’arrivo del piccolino.

Ed ecco quindi quattro consigli per una festa davvero indimenticabile!

1. I diversi siti che aiutano e consigliano per l’organizzazione di un perfetto baby shower insistono sulla cura di tutti i dettagli. Dalla scelta del tema della festa, al come fare gli inviti; dal cosa preparare da mangiare e da bere, al piccolo presente da fare alle invitate; dai giochi ai doni da fare … Sicuramente un’organizzazione precisa e puntuale aiuta la buona riuscita della festa, occhio però a non strafare: un clima accogliente e sereno alle volte lo si ottiene con poche e semplici cose, magari fatte in casa con materiali semplici e tanto buon gusto. E sul cibo: la neo mamma di certo apprezzerà cose semplici e genuine, magari biologiche, che mandano un messaggio di attenzione a lei e al suo piccolino. 

2. Nell’organizzare il baby shower accanto a tutti i dettagli da curare e organizzare, non scordatevi mai che la neo mamma apprezzerà sicuramente tutte quelle cose e
occasioni che le dimostrano affetto e vicinanza. Se pensate che la mamma possa apprezzare ok quindi a giochi, decorazioni, regalini, e pensierini…., ma soprattutto cercate di creare un clima accogliente, disteso e amicale nella quale si possa scambiare qualche chiacchiera e qualche pensiero anche intimo e profondo. La neo mamma lo apprezzerà di certo, visto che alla fine della gravidanza deve affrontare cambiamenti profondi e alle volte anche un po’ paurosi.

3. I doni sono fondamentali in un baby shower, ma come scegliere quello giusto? Il rischio è quello di andare a cercare al cosa super originale, ma che poi rischia di essere inutilizzabile dalla mamma e dal bebè. Si va sul sicuro se si sceglie di regalare cose di uso quotidiano: pannolini, magari ecologici; body e tutine; prodotti per il bagno del piccolino, magari attenti alla pelle e all’ambiente. Saranno poi molto apprezzati anche doni che parlano di contatto come una fascia porta bebè o un corso di massaggio neonatale o un corso di acquaticità.  

4. E ultimo consiglio: non dimenticate la mamma! Già, con un piccolino in grembo, il rischio è di mettere a fuoco solo il nuovo arrivato e di lasciare sullo sfondo, un po’ sfuocata la mamma. Quindi ben vengano anche tutti quei doni che possano suggerire alla futura mamma che è importante e tutto l’affetto che proviamo per lei. Qualche idea: un bel libro sulla gravidanza da leggere; un quaderno su cui scrivere pensieri, ricordi, emozioni legate a questo periodo; ma anche una seduta da un bravo osteopata per il dopo parto o un appuntamento dal parrucchiere per taglio e piega!

Ora non resta che trovare una amica incinta e organizzare per lei un baby shower indimenticabile!

Foto 1: © H.Schmid/Corbis
Foto 2: © Daniel Grill/Tetra Images/Corbis
Foto 3: © Hero Images_Corbis

 

Imposizione o occasione? Il congedo parentale come chance per ripensarsi

13/01/2015  |  Gravidanza, Primo Anno, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

La gravidanza: l’inizio del cambiamento

Panta rei: tutto scorre, tutto muta.
Lo si studia al liceo e lo si tocca con mano in alcune particolari fasi della vita in cui ci troviamo a dover voltare pagina. Ogni svolta segna un passaggio, che chiede, e alle volte impone, un cambiamento anche radicale. La fine degli studi, l’uscire di casa, l’inizio della vita di coppia… sono tutte fasi in cui si sperimenta sulla propria pelle e nella propria vita che davvero tutto scorre, cambia, muta. 

Nella vita di una donna però il cambiamento più drastico e radicale è segnato dalla maternità. Il diventare mamma concretizza nel suo più vero e profondo significato il fatto che tutto, e davvero tutto, muta.
Cambia il corpo, che si lascia plasmare e trasformare da quell’evento intimo e misterioso che è la crescita del piccolo dentro la pancia di quella donna che sta diventando la sua mamma.
Cambia però anche “la mente”: pensieri, emozioni, sensazioni, progetti e idee nuove si abbozzano nella mente di quella donna che si sta trasformando lentamente. Nei pensieri della mamma, prende spazio e tempo il bambino che le sta abitando il corpo e lentamente li trasforma e fa nascere intuizioni nuove. 

La maternità è uno dei pochi cambiamenti irreversibili nella vita. Non si può tornare indietro, ci si trasforma. L’identità della donna si trasforma: da figlia, donna, compagna, professionista, diventa anche mamma.
La neo mamma sperimenta poi, in quei nove mesi speciale e unici che sono la gravidanza, una relazione così intima con un altro essere umano che potrà sperimentare solo se avrà un altro figlio. E già solo questa esperienza trasforma e cambia in profondità.

 

Il congedo parentale: sperimentare la concretezza del cambiamento

L’inizio del congedo parentale, per molte donne, segna concretamente il radicale cambiamento della quotidianità. La gravidanza è ormai molto avviata, i cambiamenti in corso già toccati con mano e sperimentati, ma il mantenimento del lavoro e della propria routine pressochè invariata durante fino al settimo, ottavo, mese di gravidanza, offre ancora quasi l’idea che quello che si sta vivendo non è, e non sarà, poi così irreversibile.  

Quindi, la pausa, imposta per legge alle donne lavoratrici, segna davvero un forte cambiamento anche nella quotidianità.
Benché migliorabile e lacunoso, soprattutto se confrontato con altre normative di altri paesi europei e non solo, anche in Italia, il congedo parentale, e in particolare la parte di esso obbligatoria, è il segno sociale che dice che il piccolo che sta per venire al mondo ha bisogno della sua mamma “in esclusiva”. 

Dal punto di vista della mamma questa realtà però può essere vissuta con ansia e anche con angoscia. Il bisogno di “esclusiva” del piccolo, il tempo liberato per potersi occupare di lui al meglio, il mettere in stand by aspetti della propria vita considerati magari fino a poco prima irrinunciabili, segna un cambiamento fortissimo nella vita della mamma.
E qui si aprono due strade opposte: si può subire questo periodo come un’imposizione, oppure lo si può vivere come un’occasione.

Da donna a mamma tra fatiche e opportunità

Il congedo parentale e, in generale, il tempo comunque diverso segnato dall’arrivo di un piccolino nella vita di un donna può essere un periodo in cui si sperimentano sentimenti contrastanti e anche negativi.  

Si è contenti di quello che è accaduto, si è felici di quel piccolino tra le braccia, magari tanto desiderato e cercato, ma si è sgomente davanti ai suoi bisogni così forti e totalizzanti e all’improvviso cambiamento della propria quotidianità.
Molte neo mamme si sentono sole, incredibilmente sole.
Le giornate alle volte sembrano lunghissime e si fatica ad accettare la lentezza richiesta da un piccolino. Questo accade soprattutto alle donne abituate, prima della gravidanza, ad andare al massimo della velocità. La lentezza della vita con un neonato rischia di sembrare intollerabile e le giornate, passate con lui, vuote e prive di senso. 

Pesa la cura del piccolo, pesa il vivere prevalente una dimensione domestica, pesa il non lavorare e soprattutto il non avere più occasioni quotidiane di uscire di casa e fare altro, pesa il vivere il quartiere, pesano le limitazioni imposte dai ritmi e dai bisogni del piccolino.
Questo tempo dedicato al bambino viene quindi vissuto come una forte imposizione e quando si intravede la fine lo si vive con un forte sentimento di liberazione.

Ma questo periodo potrebbe essere anche un’occasione, magari non preventivata e non cercata, ma sicuramente presente e, se lo si desidera, davvero accessibile a tutte. Il cambiamento costa fatica, anche molta fatica, ma porta con sé occasioni inedite e prospettive nuove.
Ed è così anche per il tempo in cui le neo mamme si dedicano in modo quasi esclusivo ai loro piccoli, basta provare a vedere il bicchiere mezzo pieno! Il tempo rallentato, alle volte vuoto, o semplicemente svuotato dalla routine quotidiana pre-gravidanza, lascia spazio per assaporare modalità di vita diverse. 

Alcune donne a partire da questo fanno scelte importanti per la loro vita non solo di mamme ma anche di professioniste. C’è chi si reinventa in questo periodo e riscopre le proprie competenze professionali sotto un’altra luce. C’è chi decide di maturare un cambiamento davvero radicale e di dedicarsi alla famiglia in modo esclusivo, magari ritrovandosi a riconsiderare alcune idee e ideali dati fino ad allora per scontati.
Altre donne semplicemente cercano di godere al massimo di questo tempo per esserci per i propri piccoli, nella consapevolezza che questo tempo non torna più.
Di solito poi queste famiglie maturano una diversa consapevolezza: scelgono il downshifting, ovvero di rallentare, anche dopo, quando i piccoli crescono, perchè hanno imparato in quel tempo che non tutto è monetizzabile, tanto meno il tempo speso e passato con i propri piccoli. 

E’ questione di scelte, ma soprattutto di sguardo: può bastare poco per trasformare la fatica da gabbia insostenibile, in occasione per cambiare.

Foto 1: © Warren Bolster Ocean Corbis
Foto 2: © I Love Images Corbis
Foto 3: © I Love Images Corbis

Il potere degli abbracci: sostenere la crescita del neonato con le coccole

06/01/2015  |  Neonato, Primo Anno, Spunti Educativi  |  2 Comments  |  Share

 La crescita di un neonato tra attenzioni e preoccupazioni

Ma come si è fatto grande!”; “Cresce?”; “Ma crescerà abbastanza?”; “Mi raccomando, tenga d’occhio la crescita in questa settimana!”…
Potremmo allungare l’elenco a dismisura di queste frasi che, almeno in un’occasione, ogni neomamma si è sentita rivolgere dai parenti, dagli amici, da semplici conoscenti e anche dai pediatri.  

La crescita è un tema caldo dei primi mesi con un neonato.
Un tema che fa nascere specifiche attenzioni e, se il bambino sembra crescere poco, anche delle preoccupazioni, più o meno fondate, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’alimentazione e del cibo.
Ed ecco quindi tutti i commenti e consigli in campo di allattamento, soprattutto se la mamma sceglie quello al seno esclusivo e a richiesta, perchè ai più, spesso disinformati, sembra sia una modalità che lascia troppo spazio al caso e poco verificabile. 

Il rischio, per la mamma, con tutte queste pressioni, di andare in corto circuito è dietro l’angolo purtroppo.
Il primo consiglio è quindi, nel caso una mamma si trovi in questa situazione, di rivolgersi ad un operatore qualificato che riesca a sostenerla e verificare con lei la situazione. Ostetriche dei consultori, alcuni
bravi pediatri di base, e consulenti della Leche League possono essere dei validi alleati in queste situazioni di dubbio ed eventualmente di criticità.

Pane e tulipani”: un diverso punto di vista sulla crescita del neonato

Ma la crescita è solo questione di cibo?
Viene in mente il film di Soldini che suggerisce con chiarezza che la vita, e quindi anche la crescita, non ha a che fare solo con il “pane”, ma anche con i “tulipani”, e, anzi, che senza i “tulipani” anche il “pane” rischia di non bastare. 

La psicologia del novecento ha dimostrato in lungo e il largo questa verità proprio a partire dall’infanzia. Si sono susseguiti diversi studi che sono riusciti a dimostrare che rispondere al bisogno del piccolo di essere nutrito è altrettanto fondamentale ed importante che rispondere al suo bisogno di relazione e di contatto fisico.
Un piccolo ben nutrito, se lasciato solo e poco toccato, rischia di non crescere e di non crescere bene.

Eppure, se come genitori ci si affanna sul discorso del cibo e si è disposti a fare di tutto per offrire il meglio al piccolino, alle volte ci si lascia convincere a non rispondere con la stessa efficacia agli altri bisogni …. perchè se no si vizia! 

Un abbraccio per crescere bene

Come genitori abbiamo la possibilità di stare accanto al nostro piccolo cercando, sin da subito, attraverso il nostro modo di prenderci cura di lui, di rispettarlo e di volergli davvero bene, nel senso di “volere il suo bene”. Accanto a questa possibilità abbiamo anche la concreta opportunità, attraverso il nostro modo di fare e di essere con i nostri figli, di promuovere una cultura dell’infanzia differente, più rispettosa e dignitosa.  

Occorre però cambiare prospettiva!
Dobbiamo assolutamente abolire dalla nostra mente che le coccole, gli abbracci, lo stare in braccio o in fascia siano dei “vizietti” concessi “a un piccolo furbetto!”.
Tutti questi gesti di cura altro non sono che il tentativo, quasi mai perfetto, di rispondere al bisogno fondamentale del nostro piccolo di essere amato e di essere compreso 

Un abbraccio non fa mai male, anzi ha benefici effetti non solo sull’umore, ma anche sulla salute fisica e sul benessere della persona.
Tantissime ricerche sui piccoli nati prematuri lo dimostrano, e ormai ciò è diventato prassi in tutti gli ospedali all’avanguardia: il contatto pelle a pelle con la mamma migliora e stabilizza i parametri e le funzioni vitali del piccolo. 

Davanti a queste numerose evidenze, non ci resta che riempire di abbracci e di coccole i nostri piccoli. Tutto questo, inoltre, rimane possibile, usando una fascia o altri supporti, anche se nel frattempo siamo costretti a fare altro.
La magia che si scopre è che questo non solo fa bene a loro, i piccolini, ma anche tanto a noi, perchè un abbraccio riempie anche noi di “tulipani”. 

E se proprio non sapete cosa rispondere alle inevitabili critiche o battutine cattive di chi vi sta attorno e potrebbe giudicarvi, rispondete con le parole di Virginia Satir, psicologa e psicolanalista americana, che diceva:
Ci servono 4 abbracci al giorno per sopravvivere.
Ci servono 8 abbracci al giorno per mantenerci in salute.
Ci servono 12 abbracci al giorno per crescere.” 

…altro che vizietti!

Foto 1 ©Ingold/Corbis; Foto 2 ©Nowitz/Corbis; Foto 3 ©Gullung/Cultura/Corbis

Diritti dei bambini: una scommessa ancora tutta da vincere

15/12/2014  |  Spunti Educativi, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

Diritti dei bambini nel mondo: il 2014 “annus horribilis”

Ultimamente si parla spesso dei diritti dei bambini.
Dai discorsi che ne escono sembra che questi diritti siano affare di un’altra parte del mondo, che la questione sia calda e cruciale per bambini che vivono altrove. Un altrove dove anche i più basilari diritti, come quello alla vita, non sia possibile e non sia rispettato.

Questa immagine è parzialmente vera e l’attenzione sul tema dei diritti dell’infanzia è sicuramente molto alta in questi mesi perchè questo 2014, anno che sta per concludersi, è stato definito, non a caso, “annus horribilis” per l’infanzia da un osservatore d’eccezione come Anthony Lake , il direttore dell’UNICEF.

Questa notizia, riportata su molti giornali negli scorsi giorni, ha probabilmente fatto scorre dentro di noi, come in un film, immagini di posti e contesti completamente altri, di scene di guerra, di sofferenza, di estrema povertà, molto distanti dalle nostre case e soprattutto dai “nostri bambini”.
Noi viviamo in una parte del mondo diversa, dove molti dei diritti negati in quei luoghi sono ormai quasi considerati scontati. Certo, la crisi economica sicuramente ha incrinato la fiducia nel futuro di molte famiglie, per le quali anche la quotidianità e diventata faticosa e meno ovvia, ma dove ancora la vita è possibile e, soprattutto, non è a rischio costante.

Questa contrapposizione ci fa sembrare la questione dei diritti dei bambini come un orizzonte già conquistato, già realtà per molti dei nostri piccoli.
Eppure, se in parte questa cosa è vera, anche da noi, la questione dei diritti dei bambini è una questione ancora aperta e calda e non solo perchè anche qui alcuni bambini vivono in condizioni di estrema marginalità e in contesti non adatti all’infanzia.
La questione dei diritti si pone come cruciale perchè non tutti i diritti enunciati dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia sono realtà per tutti i bambini, anche per “i nostri” bambini.

 

Diritto all’integrità fisica: le campagne contro sculacciate e sberle

Un esempio forte, su questa linea di pensiero, è l’impegno che negli ultimi anni hanno condiviso sia la società civile, sia altre istituzioni, per sensibilizzare l’opinione pubblica a eliminare le punizioni corporali e ad adottare un modo di relazionarsi con i piccoli più rispettoso e dignitoso.  

Negli ultimi anni, infatti, si sono susseguite diverse campagne in questo senso che cercano di aiutare i genitori e chi si occupa dei piccoli a scardinare queste abitudini, centrando l’attenzione in particolare sul fatto che anche una sculacciata o una sberla sono punizioni da evitare e proponendo modalità alternative di relazione ed educazione  

Tra queste in particolare segnaliamo il testo prodotto dal Consiglio d’Europa su questo argomento rivolto ai genitori, e la campagna “ A mani ferme” promossa da Save The Children
La questione delle punizioni fisiche, anche se spesso minimizzata dalle famiglie, rimane una questione ancora molto forte, sulla quale come genitori occorre davvero vigilare.  

Il nodo centrale della questione è che spesso, quando arriviamo al limite, noi genitori eccediamo e riutilizziamo lo schema della punizione – schiaffo – sculacciata, perchè è quello che a nostra volta, da bambini, abbiamo sperimentato e subito.
Occorre quindi una grande consapevolezza in merito, per rompere lo schema e cercare di proporre ai nostri piccoli modelli educativi diversi.
L’impegno a tutelare questo diritto è quindi ancora molto attuale e coinvolge tutti.

 

Diritto ad essere bambini: la vera sfida con e per i nostri figli

Ma esistono altri diritti negati a moltissimi bambini.
Sono diritti spesso neanche riconosciuti, perchè la loro negazione non è quasi mai plateale, né assume i contorni di un gesto all’apparenza violenta.

La società in cui viviamo è molto ambivalente rispetto ai piccoli, e spesso lo siamo anche noi genitori ed educatori.
La maggior parte delle gravidanze iniziano per esplicito desiderio della futura mamma e del futuro papà. I bambini che nascono sono sempre più desiderati, cercati, perfino programmati. Non sono ancora nati e hanno già tutto … si cerca di predisporre tutto e di più per accoglierli e questa cosa continua nella crescita.  

Il bambino ha tutto: cibo, vestiti, alimentazione, genitori, nonni, videogiochi”, scrive Daniele Novara nell’introduzione ad Alice nel paese dei diritti, “ ma gli manca purtroppo l’essenziale: giocare, muoversi, correre, toccare, sporcarsi, litigare con i compagni, sbucciarsi le ginocchia”.  

I nostri bambini hanno davvero tutto e spesso troppo.
Le camerette sono zeppe di oggetti inutili e spesso costosi, hanno la possibilità di partecipare ai laboratori più diversi e ai corsi più esclusivi sin dai primi mesi di vita, hanno la possibilità di sviluppare al meglio le loro potenzialità e le nostre attese di genitori, ….
Hanno tutto e hanno, sin da piccolissimi, una vita scandita da orari ed impegni serrati; tutto offerto loro in nome del futuro e del “ti servirà da grande!”. Hanno tutto e fanno tutto, ma in questi ritmi non ci sta più il gioco, la possibilità di muoversi, di correre, di sperimentarsi, di sbucciarsi le ginocchia, di rialzarsi e anche di annoiarsi un po’.

Ecco, quindi, una nuova grande sfida per noi genitori, da giocarci con e per i nostri figli: la sfida di garantire loro il diritto di essere e di vivere da bambini!
Perchè tutelare questo diritto è il più gran regalo che si può offrire loro, non solo nel presente, ma per anche per il futuro, perchè un’infanzia serena permetterà è la base per le persone che saranno e che diventeranno. 

Foto 1 © 13/Flying Colours/Ocean/Corbis
Foto 2 © DiMaggio/Kalish/CORBIS
Foto 3 © 145/Steven Errico/Ocean/Corbis 

Il pianto del neonato si calma davvero con la fascia porta bebe’?

09/12/2014  |  Neonato, Portare, Primo Anno  |  No Comments  |  Share

 

Il pianto del neonato

I neonati piangono. E’ un dato di fatto, chiunque, anche chi ha poco a che fare con i bambini, lo sa.
Il pianto è così dato per certo e scontato nei primi anni di vita che, nell’immaginario comune, uno dei simboli per rappresentare i piccolissimi è il ciuccio, strumento appunto usato, e purtroppo anche abusato, per calmare il neonato e il suo pianto.

Un piccolino piange per diversissime ragioni durante la sua giornata.
Il pianto è uno dei mezzi di comunicazione che gli ha donato la natura per farsi capire e comprendere sin da subito.
Un neonato può piangere perché sta male e soffre, oppure perché è affamato. Può piangere perché qualche cosa lo infastidisce, o perché desidera qualche cosa di diverso. Il pianto è anche il modo in cui scarica le tensioni e le fatiche della giornata; oppure può essere, al contrario, l’esito di un’emozione bella, ma troppo grande e difficile da gestire.
Comunque, il pianto è un mezzo comunicativo che ci segnala che il bambino, per una qualche ragione, vive un disagio. 

Il pianto è però “un segnale tardivo di disagio”. Questo significa che il bambino ha provato già altri modi di comunicare il suo malessere a chi si prende cura di lui, ma poiché la comunicazione attraverso questi altri mezzi è stata poco a, alla fine sfodera la sua ultima “arma”: il pianto.

 

Come prevenire il pianto di un neonato

Accogliendo questa interpretazione del pianto come segnale tardivo di disagio, la prima cosa che si può fare per prevenire il pianto del neonato è quello di aiutarlo a vivere i suoi primi tempi nel mondo riducendo il più possibile, per quanto ci compete e possiamo fare, le possibili fonti di disagio.
Questo potrebbe sembrare una cosa scontata, ma è davvero la prima e unica azione di prevenzione al pianto.

Una mamma “sufficientemente buona”, come la definisce Winnicott (pediatra e psicanalista inglese) è una mamma capace di sintonizzarsi sul proprio piccolo e, quindi, capace di capire i suoi bisogni profondi e di offrire ad essi una risposta efficace e tempestiva. Questa capacità di sintonizzarsi sul piccolo e sui suoi bisogni è una delle caratteristiche fondamentali del parenting, ovvero della capacità del genitore di prendersi cura del piccolo.

Se all’inizio questa cosa può sembrare impossibile, l’esperienza di relazione quotidiana con il bambino aiuta la neo mamma e il neo papà a prevenire le situazioni di disagio o ad accorgersi in tempi molto stretti che il piccolo non sta vivendo un’esperienza piacevole.

 

Come calmare il pianto di un neonato

E se, nonostante il nostro impegno e la buona volontà, il piccolo piange e magari si dispera, cosa si può fare per calmare il suo pianto?
La prima cosa è ascoltarlo!

Il pianto è uno strumento comunicativo particolarissimo, pensato dalla natura per far attivare, in chi lo ascolta, delle reazioni di protezione e di intervento. E’ pensato come un grido di allarme ed è così percepito e decodificato da chi lo ascolta che, se non altro mosso anche solo dal desiderio che finisca, si mobilita per cercare di fermarlo.

Ma i pianti non sono tutti uguali. Un neonato da subito è in grado di esprimere cose diverse con il pianto attraverso la modulazione della frequenza e dei toni e fare quindi capire il motivo del pianto.
Per questo è importante che se si è scelto di usare il ciuccio per il piccolo, questo non venga usato per azzittirlo. Occorre prima capire che cosa ci sta dicendo attraverso il pianto e poi eventualmente aiutarlo a consolarsi con il ciuccio o attraverso altre strategie.

Il piccolo piange fondamentalmente perchè uno dei suoi bisogni fondamentali o più di uno non è soddisfatto al meglio.
Quando si vuole capire il pianto del neonato, il pensiero di solito corre subito ai bisogni legati alla sopravvivenza: “Sta male?”, “Prova dolore?”, “Avrà fame?”, “Avrà sete?”, “Avrà sonno?”, “Vorrà essere cambiato?”. E’ molto importante verificare se il pianto è generato da una di queste cause e se così fosse, agire prontamente per alleviare la fatica e il disagio.

Ma spesso il bambino piange al di là di questi motivi. Questo genere di pianto di solito getta nello sconforto i neo genitori. Nella loro mente, dopo aver formulato le domande precedenti ed aver escluso tutte quelle possibili cause, si genera sconforto e alle volte disorientamento: “Ma che cosa hai, piccolo mio?”.
La risposta va ricercata andando indietro nel tempo. Il piccolo arriva alla vita, dopo quell’esperienza unica a “magica” che è la vita uterina. 

Accanto ai bisogni di cura, per stare bene, ha bisogno che vengano soddisfatti anche il bisogno di contenimento e di contatto, dentro una relazione densa e significativa come quella con la propria mamma.

Il piccolo, attraverso il suo pianto, chiede alla mamma, in particolare, di ritrovarla, di ritrovare il suo corpo, il suo odore, il suo battito. Spessissimo la ragione del pianto di un neonato è la solitudine che prova e il disperato senso di smarrimento che vive quando la sua mamma è lontana. 

La soluzione, in questo caso è semplicissima: il piccolo si calmerà quando ritroverà la sua mamma e sta tranquillo e sicuro tra le sue braccia.

 

La fascia porta bebè: uno strumento per prevenire e calmare il pianto

Molti genitori che sperimentano la fascia scoprono, con l’esperienza, che il loro piccolo si calma facilmente in fascia e che diventa meno irritabile. Per queste ragioni la fascia, nel tempo, è stata definita come “uno strumento magico”. In effetti quello che questi genitori e i loro bambini sperimentano sembra avere degli aspetti magici, poco spiegabili.

Di fatto la fascia porta bebè consente al piccolo di vivere un tempo di solito prolungato sul corpo di chi si prende cura di lui. Il contatto con il corpo accogliente dell’adulto lo rassicura e la fascia gli offre un’esperienza di contenimento simile a quella vissuta nell’utero. Questi forti elementi di continuità con l’esperienza uterina lo calmano e, in generale, prevengono, momenti di disagio e fatica.

Ecco il segreto della “magia” della fascia.
Un neonato portato in fascia frequentemente piangerà, quindi, meno rispetto ad un piccolo lasciato per molto tempo solo in uno degli svariati contenitori pensati per lui. Inoltre, il contatto e la vicinanza con il piccolo aiuterà anche la sua mamma ad essere più serena.

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Foto3: © Radius Images/Corbis
Foto4: © Mammarsupio 

Giochi da bambina o giochi da bambino? No, semplicemente giochi

02/12/2014  |  Spunti Educativi, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share


Al parchetto: “questa è una cosa da bambine!”

Su una panchina del parchetto, due bambine di sette e otto anni giocano ad intrecciare braccialetti con gli elastici. Insieme a loro, impegnato e molto concentrato, c’è anche un bimbetto di cinque anni, che mentre “lavora” si racconta: gli piace intrecciare gli elastici, vedere cosa riesce a realizzare da solo e, infine, regalare il braccialetto … lo ha fatto proprio per il suo papà, con i colori della loro squadra del cuore.

Poco distante gioca un bambino, suo coetaneo, con le sue sorelline. Si avvicina alla panchina incuriosito da quello che stanno facendo questi altri bambini, subito seguito dalla mamma, anch’essa interessata. Questo bambino osserva il suo coetaneo intento nel lavoro e chiede se può insegnargli a fare un braccialetto bello come il suo, ma con i colori di un’altra squadra.

Probabilmente, se nessuno fosse intervenuto, in poco tempo i bambini avrebbero trovato il modo più efficace per insegnare all’ultimo venuto come realizzare il suo braccialetto e ciascuno di loro sarebbe tornato a casa con un’esperienza in più: saper fare una cosa nuova, aver saputo insegnare qualche cosa, aver condiviso con altri … 

Ma questo non si è potuto realizzare.

La mamma incuriosita, nel vedere il figlio chiedere agli altri bambini di essere aiutato a realizzare questo braccialetto ha prontamente esclamato: “Ma no, cosa fai! Questa è una cosa da bambine! Tu sei un maschio: devi giocare con le macchine, i robot e le pistole!”.
Le altre mamme presenti hanno provato portare altre argomentazioni, ma sono valse ben poco agli occhi di quel bimbo, che si è allontanato e, preso un ramo secco da terra, si è messo a giocare al soldato.

Giochi da bambina e giochi da bambino

Ma esistono davvero giochi esclusivi per le bambine e giochi esclusivi per i bambini? Il gioco può e deve avere caratteristiche diversificate in base al genere?

Se partiamo dal punto di vista di questa mamma, sembrerebbe di si.
I giochi non sono tutti uguali e ci sono alcuni giochi che proprio non si addicono ad un maschio e, presumibilmente potremmo dedurre anche il contrario: ci sono giochi che non vanno bene per una bambina.
Sicuramente in molti non condividono questa presa di posizione così netta ed esplicita, soprattutto perché il commento di questa mamma è stato generato da un’attività che ai più potrebbe sembrare neutra, come realizzare qualche cosa con le proprie mani.

Però forse, in molti di più approverebbero le idee di questa mamma, estendendole ad altri giochi. Probabilmente non molti genitori accetterebbero di buon grado che il proprio bimbo, maschio, giocasse con le bambole o i pentolini o che la propria bimba, femmina, giocasse con macchinine, trattori e camion.

E se lo accettassimo, però raramente penseremmo di regalare di proposito una bambola ad un maschietto o una macchinina ad una bambina.


Semplicemente … il gioco

L’idea che esistano dei giochi e dei giocattoli per le bambine e dei giochi per bambini è diffusa e spesso guida le nostre scelte educative e genitoriali.
Sicuramente in larga parte è indotta dalle regole del mercato. I giocattoli in vendita sono spesso connotati in maniera precisa: i colori, le grafiche, le foto e le pubblicità che li accompagnano.
Questa logica stravolge spesso anche i giocattoli e i prodotti più trasversali. Anche tricicli, pattini a rotelle, biciclette sono venduti in versioni spiccatamente femminili o maschili. C’è una logica commerciale precisa sotto questa strategia, che amplifica i desideri e quindi anche i consumi. In più un gioco connotato al maschile o al femminile è più difficile da passare tra fratelli e amici.

Questa convinzione ha però anche delle radici e delle motivazioni culturali più profonde, legate al fatto che si ha l’idea che il gioco dei bambini debba proporre dei modelli di genere ai quali possano ispirarsi e, alle volte, uniformarsi.

Sicuramente nel gioco si vivono una serie di elementi legati all’identità di genere, ma il gioco è e rimane lo spazio privilegiato per il bambino (e poi anche per l’adulto) per vivere ed rielaborare la realtà in modo creativo.
In quest’ottica la questione di genere non è quindi prioritaria, mentre assume molto più valore la possibilità di sperimentare se stessi e le proprie abilità al di fuori e al di sopra di schemi preconfezionati e imposti.

I giocattoli che favoriscono il gioco

Nei giorni scorsi ha fatto il giro del web la foto di un foglio allegato ad una confezione di Lego degli anni ’70 che invitava i genitori a riflettere sul bisogno fortissimo, sia dei bambini che delle bambine, di creare e di costruire a partire dalla propria fantasia e immaginazione. La lettera si conclude con questa esortazione:La cosa più importante è mettere nelle loro mani il materiale giusto e lasciarli creare ciò che li affascina . 

E’ questa la questione centrale: offrire, a partire da quando sono piccolini, il “materiale giusto” ai bambini, affinché loro, con la fantasia e la creatività, li trasformino nel e attraverso il gioco.
Il “materiale giusto” spesso è un oggetto semplice, di uso quotidiano, ma scelto perchè adatto per dimensioni, forme, colori, alle mani e agli occhi dei bambini; oppure spesso è un buon giocattolo, semplice e sobrio nelle linee e poco strutturato.

Per giocare non servono giocattoli iper-strutturati e molto costosi!
I bambini giocano meglio con cose semplici, quotidiane, ma che permettono loro di essere i veri protagonisti dell’azione e che, proprio per la loro semplicità si prestano ai mille usi che la fantasia suggerisce.

Se è vero che l’offerta sul mercato è spesso connotata, agli educatori e ai genitori rimane la possibilità di scegliere e orientare le proprie scelte, sostenendo, nel proprio piccolo, un nuovo orientamento culturale più rispettoso dei piccoli e del loro futuro.

Regali per neonati: qualche idea bella, etica ed utile per Natale!

Natale si avvicina e anche nei gruppi di mamme che incontriamo si parla spesso di regali per il neonato. Regali da fare ai piccoli degli amici, ma soprattutto, regali da farsi fare: cosa rispondere ai vari parenti ed amici che chiedono quale regalo fare al piccolo neo arrivato, possibilmente utile, bello e magari anche etico?

La risposta in effetti è tutt’altro che scontata.
Si vive in appartamenti sempre più piccoli e spesso si ha già moltissimo di quello che occorre ad un neonato nel suo primo anno di vita. Il rischio che si corre a Natale, come nei compleanni dei bambini, è quello di venire invasi di oggetti, più o meno utili, spesso ingombranti, dei quali ci si accorge ben presto piccoli e grandi potevano davvero fare a meno.

La domanda “che regalo per un neonato?”, porta con sé un’altra domanda, più profonda: “ma di che cosa ha davvero bisogno un neonato?”
Questa domanda potrebbe aiutare a consigliare gli amci e dirottare le loro scelte verso doni almeno apprezzati, perchè davvero necessari o almeno belli. 

Allora ecco qualche idea e consiglio per un regalo davvero speciale.

Ti regalo un’occasione

Un piccolo appena nato ha pochissimi bisogni, perchè di fatto ha bisogno della sua mamma e del suo papà: sono loro, con la loro presenza, calda e rassicurante che lo fanno stare bene.

Un dono bellissimo per lui e i suoi genitori potrebbe essere regalare un’occasione in cui la nuova famiglia possa vivere del tempo insieme: una breve vacanza o un week end rilassante, magari mettendo a disposizione una casa al mare o in montagna, oppure una giornata fuori porta in mezzo alla natura.

Un’altra idea originale è quella di regalare un’esperienza speciale che mamma o papà e piccolo possano condividere. Ci sono ormai diversissime proposte di corsi e laboratori anche per i piccolissimi, che trattano svariati temi. Come scegliere? Sicuramente saranno apprezzati tutti quei corsi e laboratori che propongono a piccoli e grandi un’occasione per stare insieme con calma, serenità e rispetto come i corsi di massaggio infantile o di acquaticità.

Ti regalo un oggetto utile

Un neonato non ha bisogni di molte cose, ma spesso si preferisce regalare un oggetto: allora meglio scegliere, tra i tanti, oggetti utili e magari anche etici.

Un regalo utile e sempre apprezzato sono i vestitini. I cambi giornalieri con un piccolo non si contano. Il consiglio è sempre quello di andare all’essenza: piuttosto che il vestitino griffato che riesce ad usare due/tre volte al massimo, la neo mamma di solito apprezza una buona fornitura di body e di abitini comodi e pratici, da usare tutti i giorni e che non temano la lavatrice e magari in cotone biologico.

Un’altra idea per un regalo speciale per un neonato è il dono di una fascia o di un altro supporto per portare. In questo modo si sceglie un oggetto, una fascia lunga ad esempio, che rimanda e parla di un modo di prendersi cura del piccolo attento e rispettoso.

E se si è in confidenza: una scorta di pannolini! Non sarà un regalo ricercato, ma per un neonato è davvero indispensabile. Anche qui si può scegliere, preferendo pannolini ecologici che rispettano meglio il benessere del piccolo e sono meno nocivi sull’ambiente.
 

Ti regalo un dono etico

Regali per i neonati altrettanto belli e originali sono quelli che consentono di donare loro un simbolo, un oggetto che rimandi ad altro, che sia segno di un qualcosa di grande.
Diverse onlus propongono oggetti di questo tipo a sostegno dei loro progetti sociali.

Per un neonato è bello scegliere qualche cosa che si avvicini al momento particolare della vita della sua famiglia, magari a diretto sostegno di altri bambini e famiglie.

Oppure qualcosa che parli del futuro possibile per le persone o anche per l’ambiente; o che sia uno stimolo per la famiglia ad allargare lo sguardo e aprirsi al mondo.

Foto © Kimberly L. Photography.

Mamma mi porti con te?

17/11/2014  |  Portare, Prematuri  |  No Comments  |  Share


Oggi, 17 novembre, si festeggia nel mondo la Giornata del Bambino Pretermine.
Vogliamo ricordare questa ricorrenza condividendo le parole di Chiara, mamma del piccolo Riccardo, che abbiamo incontrato negli scorsi mesi in una delle 10 terapie intensive neonatali nelle quali è attivo il progetto Un abbraccio che fa crescere, a sostegno proprio dei piccoli prematuri e delle loro famiglie.

Per tanto tempo, e a volte ancora adesso, mi sono sentita una mamma catapultata nella realtà, non volevo crederci, il mio desiderio, il mio sogno, le mie aspettative pesavano meno di 1 kg di zucchero… 

L’unica cosa che potevo fare era aggrapparmi a lui e alla sua forza di vivere, alla sua tenacia e alla suo coraggio. Lo vedevo così fragile e non reale… Riccardo, cuor di leone (mai nome più indovinato), era lì davanti a me e li voleva restare, andando contro tutti i pronostici negativi.

Sono stati tre mesi difficili, complicati, pesanti e strazianti, ma sono serviti per farmi portare a casa il mio bambino!
Ogni giorno entravo in reparto di terapia intensiva in punta di piedi, lasciavo i miei pensieri negativi e le facce nere in macchina, il mio bimbo non poteva conoscermi così… Un bel sospiro e via, andiamo dal mio guerriero!
Anche se non lo nego, a volte la negatività prendeva il sopravvento e milioni di lacrime scendevano sole, senza guida…

Un giorno come tanti dei 107 trascorsi in ospedale arriva una proposta: “Lo mettiamo in fascia?” In fascia? Cos’è? Mi sembrava una cosa così strana, io volevo stare solo con il mio bambino senza troppi giri di parole o interferenze, ma mi sono fatta convincere, proviamo…
Ecco che srotolano davanti a me 5 metri di soffice stoffa, prendo tra le braccia il mio ometto e lo appoggio su di me, un’infermiera mi avvolge con la fascia e ci ritroviamo un tutt’uno, insieme come non eravamo mai stati e come volevo e voleva stare.

Riccardo tira su la testolina, mi guarda, fa un sospirone e si lascia andare in un sonno profondo, era il suo modo per dirmi che stava bene, che gli piaceva.
Che buon profumo… Ho pensato sprofondando il mio naso su di lui. Riccardo ha appoggiato la sua testolina sul mio petto, sul mio cuore, sotto il mio naso, e si è lasciato abbracciare dalla fascia e dalle mie mani.
Era la prima volta che lo accarezzavo con entrambe perché non ero “impegnata” a sostenerlo, che bello, che sensazione di libertà!

Da quel primo appuntamento con la fascia ne sono seguiti molti altri, tutti positivi, non avere il pensiero o la preoccupazione di tenerlo in braccio mi lasciava libera di coccolarlo, conoscerlo e a volte anche dormire!

Ancora oggi, a distanza di 6 mesi dalla prima, la storia si ripete, lo prendo, lo metto sul mio petto, sul mio cuore, sotto il mio naso, e lo porto con me, Riccardo tira su la testolina, mi guarda, fa un sospirone e si addormenta, solo che la testa non ciondola più e gli occhi sono più sereni.

In questo modo oggi scopriamo il mondo,andiamo a passeggio, a fare la spesa, in vacanza… e mentre dorme a volte sorride, e io penso che sia il suo modo per dirmi grazie, grazie per portarmi con te!

Chiara, mamma di Riccardo

 

Pancia a pancia, cuore a cuore

31/10/2014  |  Portare  |  No Comments  |  Share

La nostra pancia è un luogo intimo del nostro corpo: lo proteggiamo e lasciamo che la tocchino solo persone con le quali siamo in intimità.
La pancia è un luogo che le donne riscoprono e scoprono in modo davvero unico e diverso durante la gravidanza. Tutta la magia, in questo periodo, avviene lì.
Il gesto istintivo, in seguito, con un neonato, è quello di portarlo a sé, di stringerlo a sé. E la magia si ricompie: il piccolo se lasciato pancia a pancia con la propria mamma di solito si rasserena e si calma.

La posizione pancia a pancia è una delle tre posizioni base del babywearing, ovvero del portare il piccolo con dei supporti. E’ una posizione che si basa su un’intesa comunicazione corporea reciproca tra chi porta e chi è portato e per questo motivo risulta essere molto apprezzata.
La mamma e il piccolo riescono in parte a rivivere alcune condizioni della vita uterina, cosa che spesso piace ad entrambi e rassicura. Inoltre, è molto gradita anche dai papà, che sperimentano in modo inedito sensazioni ed esperienze molto forti con i loro piccoli, che consentono loro di conoscersi in un modo speciale.
Però, proprio per gli stessi motivi di forte coinvolgimento e di intimità, questa posizione potrebbe essere invece vissuta in modo poco piacevole sia da adulti che da piccoli che faticano a stare in legami e situazioni molto coinvolgenti.

La posizione pancia a pancia, inoltre, permette un contatto visivo reciproco ottimale. Questo è un modo di portare che nasce con l’introduzione del portare, come pratica di cura, in società come la nostra, dove questa pratica si era persa. Infatti, in altre parti del mondo anche bambini molto piccoli vengono portati sul fianco o sulla schiena.

Si può portare in questa posizione con diversi supporti di tipo ergonomico: fasce lunghe, mei tai, mersupi ergonomici. Al di là del supporto scelto, il bambino deve essere portato, “alto”, con il sederino nella zona dell’ombelico di chi porta, e quindi la testolina ad altezza “di bacio”. Il supporto scelto deve permettere di scaricare il peso in modo ottimale sul corpo di chi porta. Questa posizione si realizza al meglio, con un neonato, con una fascia lunga di buona qualità.

Il bambino può essere portato in questa posizione dalla nascita, con la consapevolezza che la fascia è e rimane sempre un surrogato delle braccia materne: quindi, se possiamo goderci tra le braccia il nostro piccolo, meglio ancora!

Non c’è un termine preciso , raggiunto il quale occorre abbandonare questa posizione; spesso però o il piccolo, o chi porta, iniziano a voler sperimentare anche altre posizioni. Questo è un passaggio abbastanza fisiologico a livello relazionale, proprio perchè, per via dei significati legati a questo modo di portare, è una posizione molto connessa al desiderio di vivere la simbiosi, e questo desiderio lascia ad un certo punto lo spazio ad altri.
L’unica cosa certa è che rimarrà per il vostro piccolo un’esperienza unica, un dono, che magari, in alcune circostanze particolari (malessere, tristezza, stanchezza) vi chiederà di poter rivivere anche già grandino!

Foto © Mammarsupio