Un grande ritorno!

22/05/2013  |  Portare  |  No Comments  |  Share

 

Riprendiamo oggi gli appuntamenti periodici con L’Oca Caterina, che risponderà alle domande più comuni che riguardano “il mondo del Portare”!

 

La fascia lunga e il MeiTai consentono di “portare addosso” il bambino per molto tempo durante il giorno e in tutte quelle situazioni in cui il nostro piccolo desidera un contatto stretto ed esclusivo con la mamma o con chi si prende cura di lui.

 

Oltre ad essere un mezzo di trasporto, questi supporti sono degli strumenti di relazione, che ci aiutano ad instaurare con il bambino una relazione significativa e a rispondere in maniera adeguata ai suoi bisogni più profondi di contatto, di contenimento, di relazione, di cure materiali. Il bambino, in questo modo soddisfatto, sarà più sereno e tranquillo.

 

Una ricerca scientifica diretta da A. Hunziker e R. G. Barr, pubblicata su Pediatrics vol. 77, n. 5 Maggio 1986, ha provato che i neonati portati nella fascia piangono il 43% in meno dei loro coetanei durante il giorno e il 51% in meno durante le ore serali.

 

Anche per chi porta ci sono notevoli benefici. Prima di tutto la mamma riesce a vivere in modo più graduale e più sereno il distacco dal suo bimbo che per nove mesi è cresciuto dentro di lei. Inoltre, in questo modo, la mamma impara a riconoscere e conoscere i bisogni e le emozioni del proprio piccolo. Questi supporti poi le consentono di “fare” tutto questo avendo le mani libere, potendosi dedicare a fare anche altre piccole cose: fare una passeggiata, prestare attenzione ai bambini più grandi e attendere alle piccole faccende quotidiane in tutta serenità e comodità.

 

Appuntamenti del weekend!

17/05/2013  |  Eventi & Notizie  |  No Comments  |  Share

 

 

Anche quest’anno saremo a Milano alla fiera “Tutta un’altra Festa Family”!
Purtroppo pare che il tempo non ci assisterà, ma noi non demordiamo!
E se anche voi siete temerarie e osate sfidare le intemperie vi aspettiamo! Quale migliore occasione per girare con una fascia sapendo che terrete voi al calduccio e ben riparato dalla pioggia il vostro bambino? Per fortuna non sono necessarie grandi attrezzature: un ombrello e un paio di buoni stivali e potrete essere dei nostri!
Se non avete una fascia nessun problema: offriamo a chi lo desidera la possibilità di prenderne in prestito una e girare la fiera a mani libere!
Inoltre, se le condizioni meteo ci assisteranno, allestiremo uno spazio nel quale potrete rilassarvi con il vostro bebè!
Vi aspettiamo!!!!
Per chi fosse a Firenze o dintorni invece può venire a trovarci a “Terra Futura”. Anche lì, domani e domenica, potrete usufruire del prestito fasce per girare la fiera a man libere!
Non mancate!!!

AUTONOMIA O INDIPENDENZA?

13/05/2013  |  Spunti Educativi  |  2 Comments  |  Share

In questi giorni, in occasione di incontri personali e anche virtuali, mi sono trovata di nuovo a riflettere sul concetto di autonomia e indipendenza nel bambino. Ne sono uscite condivisioni e riflessioni profonde sul significato di autonomia e indipendenza, due parole spesso abusate o usate a sproposito.

Autonomia e indipedenza sono spesso usate come sinonimi intercambiabili, ma essere autonomi non è necessariamente essere indipendenti.

L’indipendenza è un obiettivo irraggiungibile per chiunque, perché come esseri umani noi dipendiamo per molti aspetti da altre persone, e la stessa cosa vale per i bambini: indipendenti non lo sono e non lo saranno, è irreale pensare che lo possano diventare. I bambini sono dipendenti così come sono piccoli: dipendono dai genitori, le persone deputate a prendersene cura in prima istanza.

A volte è faticoso anche solo il pensiero di avere qualcuno che per la propria sopravvivenza dipenda totalmente da noi, ma è così: con il tempo la dipendenza cambierà, evolverà, ma ci sarà comunque in forme diverse, più sottili, meno fisiche ed evidenti, ma altrettanto forti ed importanti.

Autonomi invece si può diventare. Ma come? Innanzitutto si può dire che la spinta all’autonomia è innata e fortissima in ogni individuo. È una spinta evolutiva della quale nessuno è privo. Spesso però il dubbio di alcuni genitori è che i figli non diventino mai autonomi.

È meglio quindi chiarire cosa significa per un bambino essere autonomo.

L’autonomia si esercita nella vita quotidiana, per il bambino piccolo autonomia è riuscire ad affrontare piccoli compiti quotidiani (afferrare il cibo, lavare le mani da solo, raggiungere un gioco alla sua portata, infilare un paio di pantaloni). Attraverso queste piccole conquiste il bambino si sente in grado di fare, di poter fare. Ogni tassello conquistato lo aiuta ad acquisire fiducia in se stesso e nelle proprie capacità, il bambino fonda su queste autonomie la base per l’autostima.

 

 

Il ruolo dei genitori è sostenere e accompagnare nella conquista dell’autonomia, se possibile osservando il bambino e facendo un passo indietro: lasciare che il bambino faccia degli errori, sperimenti e alla fine riesca a fare ciò che si era prefissato gli rimanda una buona immagine di se stesso. Come si accompagna un bambino, come lo si può aiutare nel percorso verso l’autonomia? Di certo non risultando espulsivi (“fai da solo!”), ma osservando e mostrando come ottenere ciò che desidera: slacciare un bottone può risultare un’impresa ardua se nessuno mostra la tecnica, è necessario poi lasciare che il bambino sperimenti e faccia pratica. Come diceva Maria Montessori “insegnargli a fare da solo è l’atto d’amore più grande di cui l’adulto possa dar prova”.

L’atteggiamento del genitore, di fronte al bambino che vuole fare qualcosa che non ha mai provato, dovrebbe essere fiducioso, non apprensivo, e soprattutto privo di pregiudizi: “non puoi farcela da solo, sei piccolo per fare questo, non sei capace…” e simili frasi o pensieri condizionano il modo di porsi nei confronti del bambino e influenzeranno negativamente il suo comportamento e la sua propensione a fare da solo.

Chiuderei il post con questa frase, trovata in una relazione: “Il bambino per crescere ha bisogno della distanza, che non è una distanza affettiva ma è lo spazio per poter fare personalmente delle esperienze.” Quello che come genitori dovremmo fare: osservare di più e intervenire di meno, fidandoci dei nostri bambini e delle loro potenzialità.

I primi SI e i primi NO : il biscotto caduto.

03/05/2013  |  Spunti Educativi  |  No Comments  |  Share

E’ martedì e come ogni martedì Luca, quasi 9 anni, viene lasciato davanti alla palestra dove, dopo poco inizieranno i suoi allenamenti di basket. In qualche minuto si cambia e aspetta gli amici e l’inizio degli allenamenti in tribuna, mentre in capo giocano i piccoli della scuola dell’infanzia.

Come ogni pomeriggio mangia sulle gradinate la sua merenda. E’ sull’ultimo gradino, e osserva i più piccoli, quando un pezzo di biscotto si stacca e cade a terra.

Luca perplesso guarda il biscotto dubbioso sul da farsi, poi rapido e firtivo si guarda intorno e convinto che nessuno lo guardi, con un movimento veloce del piede schiaccia il pezzo di biscotto e lo sbriciola sulle gradinate. Poi come se niente fosse, si allontana e finisce la merenda due gradoni più sotto, lasciandosi dietro una scia di briciole e di sporco.

Al vedere questa scena mi viene in mente la discussione fatta con alcune coppie di genitori qualche domenica fa sul tema “Vizi, bisogni, capricci” nel parlando delle regole si diceva che la famiglia nei primi anni di vita dei piccoli è la vera palestra per il fuori e per il dopo.

I primi si e i primi no, ma soprattutto l’esempio dei grandi aiutano i piccoli nel formarsi una sorta di mappa che li aiuti ad orientarsi nella vita e nella vita sociale. Non è tanto questione di galateo, ma di aiutare i piccoli a scoprire come è possibile comportarsi nelle diverse situazioni e come reagire alle diverse cose che accadono nel quotidiano. Il biscotto può cadere, capita, pazienza… il problema non è questo, ben sì, cosa faccio e come lo faccio.

Sin da piccoli i bambini andrebbero aiutati ad essere protagonisti in tutte le loro azioni, e quindi anche nei comportamenti riparativi. Se gli si dice, più o meno esplicitamente, “che pasticcione che sei! vai di là che qui sistemo io!”, forse ci togliamo dalla fatica immediata, ma il bambino impara solo che lui non è capace, che sbaglia e che questa cosa non è un gran che apprezzata dagli adulti. Da grande e lontano da casa (il fuori e il dopo) per lui sarà più facile scegliere di nascondere la prova della loro presunta incapacità, che affrontare le conseguenze.

Se invece, sin da subito, davanti al biscotto si dice “pazienza, capita!, ora sistemiamo!” e insieme si sperimenta che non solo è possibile riparare, ma anche il come, forse aiuteremo i nostri bambini a diventare sempre più competenti. Non è detto che, quindi, non si comporteranno in futuro automaticamente come Luca (i bambini devono sperimentare e capire che cosa succede), ma sicuramente avremmo dato loro altre possibilità per scegliere… Magari alzando lo sguardo non cercheranno di non essere solo visti e di nascondere il misfatto nascondendosi, ma cercheranno un cestino per la spazzatura e, magari, getteranno il pezzettino caduto nel bidone della differenziata.

Utopia? Forse, ma cittadini consapevoli e persone mature lo si diventa un giorno alla volta, e l’educazione parte da subito. E se volete è un bell’orizzonte di senso, questo, per dare senso alle fatiche iniziali dei primi si e primi no, che tanto ci mettono in crisi some genitori.

Sfatiamo un mito: la socializzazione

04/04/2013  |  Spunti Educativi, Uncategorized  |  1 Comment  |  Share

Un bambino di pochi mesi ha bisogno di socializzare? Da che età i bambini cominciano a voler stare con i propri coetanei e li cercano per giocare con loro?

È capitato a tutti di sentirsi raccontare che il figlio della tal persona è stato iscritto all’asilo nido a pochi mesi perché ama stare con gli altri ed è pronto per socializzare. È diffusa l’idea che i bambini piccoli vogliono e devono socializzare, ne hanno bisogno.

Per capire se questa idea sia vera e fondata dobbiamo fermarci a riflettere, e la riflessione dovrebbe partire dai bisogni del bambino.

Subito dopo la nascita i bisogni del bambino sono soddisfatti soprattutto dalla figura materna. La mamma riesce a provvedere a tutto ciò di cui il neonato ha bisogno, semplicemente assecondando le sue richieste.

Da questi primi contatti tra la mamma e il bambino nasce la prima forma di socializzazione. Il bambino, infatti, socializza fin dalla nascita, nell’incontro con la madre e poi con il padre. I fratelli e la famiglia allargata sono parte di questa socializzazione naturale che prevede un approccio graduale a tutte le figure che ruotano intorno al bambino.

La socializzazione è, quindi, un processo spontaneo che entra a far parte della vita del bambino passo dopo passo.

È artificioso pensare che il bambino abbia bisogno di socializzare, perché di fatto lui già socializza fin dalla nascita, e lo fa nel modo e nei tempi che gli sono più consoni.

La crescita del bambino si accompagna ad una sempre maggiore socializzazione che è mediata dall’adulto di riferimento. Un bambino per i primi anni di vita non ha necessità di confrontarsi con i pari (bimbi della stessa età) ma ha bisogno di figure di riferimento stabili che durino nel tempo.

Con ciò non stiamo negando l’utilità della scelta dell’asilo nido ove necessario. Vogliamo semplicemente ricordare che del nido il bambino ha più bisogno dell’educatrice (che sia punto di riferimento costante e valido) che non dei bambini che condividono lo spazio con lui. Infatti, fino a tre anni i bambini raramente giocano insieme, spesso giocano vicini, si contendono i giochi ma non percepiscono il gioco come modo di condividere tempo e spazi con altri piccoli della loro età.

La socializzazione con i pari non deve quindi diventare il metro con il quale scegliere chi accudirà il bambino nei primi anni della sua vita. Il timore che i bambini crescano isolati o asociali se passano la maggior parte delle loro giornate con i genitori, la tata o i nonni, è infondato. Nel primo periodo della loro vita i bambini costruiranno con le figure di riferimento le relazioni privilegiate che saranno la base sicura su cui fondare tutte le relazioni e le esperienze successive.

28/03/2013  |  Uncategorized  |  No Comments  |  Share


fonte Corbis

Pasqua sarà l’occasione di passare del tempo insieme ai nostri figli, di trascorrere delle giornate diverse dalla solita routine che spesso ci allontana dalle persone che amiamo.

Il nostro augurio per tutti voi è che questa possa essere una Pasqua serena e armoniosa nella quale ridare valore alle relazioni.

Vi lasciamo in nostri auguri con questa frase di Bowlby, tratta da Una base sicura.

 

“La caratteristica più importante dell’essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi al mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato.”

 

Buona Pasqua a tutti voi!

Fa’ la cosa giusta!

13/03/2013  |  Eventi & Notizie  |  No Comments  |  Share

Anche quest’anno, come di consueto parteciperemo alla Fiera Fa’ la Cosa Giusta!, che si svolgerà dal 15 al 17 marzo presso laFieramilanocity in viale Scarampo, a Milano. Ci piace partecipare a questa manifestazione e immergerci per tre giorni in un’aria di ottimismo, di cambiamento e di possibilità nuove, concrete e soprattutto etiche e sostenibili!

Quest’anno noi di Mammarsupio gestiremo ben quattro diversi spazi!

Appena passati i tornelli della Fiera e prima di salire le scale mobili, troverete una postazione Mammarsupio che offre un servizio di prestito fasce gratuito. Se avete dimenticato a casa la fascia, avete una fascia lunga e volete provare il meitai, oppure siete con un’amica un po’ scettica e state tentando di convincerla a portare il suo piccolo… Per tutte queste evenienze potrete prendere in prestito un nostro supporto, e utilizzarlo mentre visitate gli stand della fiera. E se poi decidete di acquistare un Mammarsupio, lo potete avere con lo sconto del 10%!

Se dovete allattare, rilassarvi, far gattonare il vostro bambino in un luogo sicuro, leggere un bel libro al vostro piccolo e sfogliare un libro interessante per voi, sarà possibile farlo nei due stand Meno9+1 (uno, più grande, nel pad.2 – Il pianeta dei piccoli – uno più ridotto nel pad. 4) dove troverete panche morbide per allattare, scalda biberon e scalda pappe, qualche snack, tappetoni morbidi e bellissimi libri!

Nello stand Mammarsupiostore potrete trovare le nostre fasce Mammarsupio in tutti i colori, i due modelli di Meitai, la fascia in lino e infine tutti gli articoli della linea di abbigliamento e accessori ZigZag (con alcune new entry, come le Sacchette per il cambio e i cuscini allattamento in pula di farro). In più quest’anno avremo una grande novità: uno spazio dello stand sarà riservato al “Portare in inverno”, con tre diverse soluzioni per portare nella stagione fredda. Adatte sia per l’inverno, che per le estati in montagna, potrete toccare con mano le alternative che vi proponiamo e tempestarci di domande, curiosità e commenti sulla famiglia di prodotti Mammarsupio (e magari suggerirci il nuovo colore 2013!).

Tramite la nostra pagina Facebook abbiamo messo in palio due ingressi gratuiti. Come fare per averli? È sufficiente commentare, entro domani (giovedì 14 marzo) alle ore 17, il nostro post su FB del 7 marzo. Il commento più “creativo”, entrerà gratis in Fiera.

Noi ci stiamo preparando! Mancate solo voi!

Vi aspettiamo!!!

 

Educare senza violenza. E’ possibile?

 

Con questo post non pensiamo certo di esaurire un argomento tanto vasto come quello dell’educazione non violenta, vorremmo semplicemente offrire alcuni spunti di riflessione da poter approfondire poi in seguito.

La nostra riflessione parte dalla poesia introduttiva del libro “I bambini imparano quello che vivono”, scritto da Dorothy Law Nolte.

Da più parti si sente dire che i bambini non capiscono quello che si dice, non recepiscono i messaggi, bisogna insegnare loro con la forza e, quando necessario, picchiandoli di modo che il concetto sia ben recepito. “Una pacca sul sedere, cosa vuoi che sia?” si sente dire da alcuni genitori convinti, in questo modo, di poter insegnare a rispettare regole, persone o cose al proprio figlio.

Queste affermazioni e concetti sono tanto diffusi quanto discutibili, per capirlo è sufficiente soffermarsi a ragionare su quello che significano.

Se pensiamo che davvero la natura ci ha fornito di un istinto capace di apprendere da quello che viviamo, cioè dall’esempio che ci troviamo di fronte, e dalle situazioni che affrontiamo quotidianamente, cosa pensiamo che apprendano i bambini che vengono picchiati perché altrimenti “non capiscono?”. Siamo sicuri che in questo modo non insegneremo ai nostri figli che picchiare sia giusto, anche se la persona coinvolta è qualcuno cui vogliamo bene? E ancora: se posso tranquillamente alzare le mani su una persona cui voglio bene, cosa è lecito allora fare ad una persona che non sopporto?

A questo proposito consigliamo la lettura di un articolo molto interessante che approfondisce questi temi e aiuta a considerare la questione sotto nuovi punti di vista.

Bebe’ a costo zero


Avere dei figli costa, lo sappiamo tutti…

Ma siamo davvero certi che un neonato costi molto e che pochi possano permetterselo? Tutte le spese che si pensa di dover affrontare una volta che il piccolo è venuto al mondo sono davvero necessarie e indispensabili?

Giorgia Cozza con il suo libro, giunto alla seconda edizione, aiuta a riflettere sul senso di molti acquisti ritenuti “obbligatori” e da dover assolutamente fare prima di avere un figlio o durante i suoi primi mesi di vita.

Un’analisi dettagliata e ragionata nella quale l’autrice porta alla scoperta di soluzioni alternative e pratiche per risolvere dubbi e questioni che futuri e neo-genitori si pongono pensando alla vita quotidiana con il loro bebè.

Bebè a costo zero aiuta a familiarizzare con l’idea che probabilmente non sarà la quantità di oggetti a disposizione a rendere un genitore e un bambino più felici e sereni.

Una lettura consigliabile a tutti quelli che vorrebbero un figlio, a quelli che un figlio ce l’hanno già e a quelli per i quali un figlio è prossimo ad arrivare.

Buona lettura!

 

Quali “no”?

“I bambini devono imparare molto semplicemente 

che dire “no” è una parte fondamentale delle relazioni umane”

Jesper Juul – La famiglia che vogliamo

Nel post precedente abbiamo toccato il tema del contenimento riferito al neonato. Spesso ci si chiede se è possibile riferire questo concetto a bambini cresciuti e, nel caso, come sia possibile contenerli. Coloro che non sono più poppanti hanno anch’essi bisogno di essere contenuti?

Come già abbiamo detto, il bambino, fin da neonato, ha necessità di essere contenuto, e i genitori hanno il compito di contenerlo non solo fisicamente ma anche psichicamente.

Se è semplice immaginarsi di contenere un neonato, è sicuramente più complesso pensare di contenere il bambino più grande.

Innanzitutto è doveroso premettere che i confini rendono sicuri i bambini, danno delle sponde entro i quali muoversi. Se proviamo a immaginarci in un ambiente sconfinato che non conosciamo, senza nessuna indicazione su dove andare e cosa fare, con ogni probabilità ci sentiremo smarriti e spaesati. La stessa cosa vale per i bambini in assenza di confini.

La più grande forma di contenimento che il genitore può dare al suo bambino è dare regole e limiti. Porre dei limiti significa offrire al bambino dei confini entro i quali muoversi, quelli che danno la sicurezza di essere su un terreno conosciuto e quindi esplorabile.

Sono le regole che il bambino apprende vivendo la quotidianità che gli infondono un senso del limite e dei confini.

Questo non significa sommergere il bambino di regole che possano farlo sentire accerchiato e privo di libertà, che lo limitino in ogni sua forma di espressione, significa invece cercare un senso in ciò che si vuole trasmettere al proprio figlio, e in base a quello stabilire delle regole che possano rispecchiare l’obiettivo educativo che ci si è posti.

Nessuno dall’esterno potrà stabilire quali sono le regole che saranno valide in una determinata famiglia. Sta al buon senso dei genitori calibrare le regole e le modalità su ciò che ritengono essere davvero importante.

I limiti, le regole, devono essere sempre rispettosi del bambino e dei suoi vissuti, questo significa che non devono essere dettate dall’impulso del momento (se tutti i giorni si può giocare a palla in casa, non che perché oggi io sono arrabbiata per altri motivi che lo proibisco senza dare ulteriori spiegazioni), ma che rispecchino il modo d’essere dei genitori.