Il bambino autonomo

23/05/2012  |  Neonato  |  No Comments  |  Share

Dopo il bambino bravo ecco a voi il bambino autonomo!!!
Il bambino autonomo??? e chi sarebbe?
il bambino autonomo è quello che: sta tranquillo in culletta senza vedere nessuno e che si gestisce il tempo da solo, ciuccianodsi le manine, guardando la giostrina ultra tecnologica che ci hanno regalato,  è il bambino a cui basta sentire la voce della mamma per tranquillizzarsi, che piange solo quando ha fame e non prima delle tre ore dalla poppata precedente, che si addormenta da solo e mai assolutamente al seno, che non ciuccia mai il seno per consolazione, che si accontenta del ciuccio, che a tre mesi salta la poppata notturna perchè così ha detto il pediatra che deve essere… quello che a sei mesi sta sul tappeto a giocare da solo e che non emette un suono che non sia di gioia.
Eccolo il bambino autonomo! Vi piace?
Lo avete riconosciuto? E il bambino che non rompe, che non distruba, che non ci fa accorgere che qualcosa nella nostra vita è cambiato.
Esiste davvero? Ma soprattutto… siamo sicuri che sia giusto così?
Alla faccia delle teorie sull’esogestazione, sul distacco lento e graduale dalla mamma che avviene nei primi nove mesi di vita, ci si attende che un bambino, subito dopo la nascita, sia autonomo e indipendente, quasi i mesi precedenti siano stati solo un proforma che hanno portato a noi un bimbo nuovo che ha tutto da imparare.  Il neonato invece ha già una storia, un passato che ha contribuito a renderlo come è ora. Quello su cui raramente ci si ferma a riflettere è che il bambino senza dar voce ai propri bisogni, senza comunicare le proprie esigenze, non sarebbe in grado di sopravvivere. E così possiamo ben immaginare che un bambino incapace di richiamare l’attenzione di chi si prende cura di lui per i nostri progenitori sarebbe stato un bambino incapace di sopravvivere. E questa storia, ben lungi dall’essere una favola, è iscritta nei nostri geni, è la nostra storia.
Siamo fatti così. Siamo fatti per essere dipendenti. Per crescere abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi e ci accompagni nei primi tempi della nostra vita.
E’ palese quindi che ogni bambino abbia le proprie caratteristiche e peculiarità, che non rispondono quasi mai a quello che si aspettano i genitori del fantomatico bambino autonomo.

Che bravo questo neonato!

17/04/2012  |  Neonato  |  2 Comments  |  Share

 

Fin dalla nascita i nostri piccoli sono caricati di aspettative. Genitori, nonni, zii, tutti si apettano che il bambino sia “bravo”. Ma cosa vuol dire essere bravo per un neonato? Dormire molto, mangiare ogni 3-4 ore, non piangere mai… riflettendoci un po’… sono aspettative realistiche? Pensiamo davvero che un bambino che fino al momento della nascita non ha conosciuto null’altro che il ventre della propria mamma, che non ha avuto altro confine che il corpo materno, che non ha mai avvertito la fame, che è stato in un ambiente protetto e ovattato, cullato in ogni attimo fin dal concepimento, possa cambiare totalmente e all’improvviso solo per il fatto di essere nato?

Ci sembra più realistico immaginare che un bambino appena venuto al mondo sia spaesato per il nuovo ambiente che incontra e che per superare lo smarrimento ricerchi le poche sicurezze che ha già. Ma quali sono queste sicurezze? Le uniche certezze che ha il bambino sono la voce della mamma, il suo battito del cuore, il suo odore e i rumori che percepiva filtrati dal grembo materno.
Il corpo della mamma, palestra per i nove lunghi mesi di gravidanza, dovrà continuare ad essere il punto di riferimento del bambino per i primi mesi della sua vita fuori dall’utero.
Privarlo di queste sicurezze pretendendo che si adatti immediatamente alla vita exrauterina in nome di un bisogno di riconoscimento “sociale” significa, con ogni probabilità, ritardare l’adattamento del bambino e privarlo di certezze fondamentali nello sviluppo di un’immagine sicura di sè e di chi lo circonda.

Forse è meglio rinunciare all’idea di avere un bimbo socialmente “buono” e “bravo” per accettare il fatto che ogni bambino è a sè, che può darsi che un bambino mangi e dorma molto senza esprimere grossi disappunti, ma che è altrettanto normale che un bambino si mostri bisognoso di attenzione e di cure costanti senza che per questo sia bollato come “terribile”.

E’ necessario scrollarsi di dosso l’idea che il bambino “buono” sia quello che non disturba e non fa sentire la sua presenza, il bambino deve farsi sentire, deve richiamarci quando ne ha bisogno!

Neo Mamme: meglio insieme.

09/03/2012  |  Eventi & Notizie, Neonato, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

Se lo avessi saputo prima!”, tante mamme si trovano a dirlo, quando scoprono un’opportunità, un servizio, un’occasione purtroppo sempre troppo tardi, rispetto a quando ne avrebbero davvero beneficiato.

Diventare genitori, soprattutto se per la prima volta ti catapulta in una dimensione di vita molto distante da quella precedente: è forse la stagione della vita che richiede più cambiamenti in assoluto, che impattano notevolmente sulla gestione pratica e quotidiana della vita.

 Da tutto questo è nata l’idea del progetto “Una famiglia, tante famiglie, una città”, promosso da noi, Cooperativa Focus , con il contributo di Fondazione Comunitaria Nord Milano. Lo scorso anno lo abbiamo realizzato nel comune di Lainate (Mi), mentre in questi mesi è attivo nel comune di Settimo Milanese.

Il progetto, prevede l’organizzazione di momenti di incontro tra i genitori e per i genitori, coordinati da una pedagogista. L’idea è quella di incontrarsi, confrontarsi, conoscersi per poi riconoscersi all’interno della città.

Nel frattempo si sta realizzando una mappatura di tutti i servizi del territorio che lavorano a favore della gravidanza e del primo anno di vita. L’opuscolo che nascerà da questo lavoro, Vivere Settimo Milanese con i piccolissimi, verrà distribuito a tutte le famiglie interessate gratuitamente.

Ci sembra che questa possa essere una piccola, ma concreta ed efficace risposta al bisogno delle famiglie giovani di trovare occasioni e stimoli per conoscersi e condividere l’esperienza di diventare e essere genitori, oltre che essere una buona pratica di gestione del territorio: mettere in rete e fare conoscere le risorse di un territorio valorizza ciò che c’è e lo rende maggiormente accessibile.

 Risultato: mamme più sostenute e quindi più sicure delle proprie capacità, più capaci di contare sulle proprie risorse, ma anche di chiedere aiuto e sostegno, e quindi bambini più felici.

Questo progetto è stato selezionato come esempio virtuoso 2011 e verrà presentato alla “Scuola delle Buone Pratiche” a Fa La Cosa Giusta 2012.

Neonati positivi

09/01/2012  |  Neonato  |  No Comments  |  Share

Nascere è l’inizio di un lungo percorso: una vita!

Alla nascita un bambino è già una persona con delle competenze, delle capacità relazionali, dei bisogni ben precisi. Ciò che deve pian piano costruirsi, tra le tante cose, ma probabilmente tra le più indispensabili per una buona crescita è  la positiva percezione di sè. Parole difficili per un concetto psicologico  molto semplice: l’immagine interiore che una persona si forma di sè stesso. Quest’immagine ci accompagna tutta la vita e, anche se può essere mutata, si struttura principalemte nei primi anni.

Come un bambino così piccolo riesce a creare un’idea mentale di sè? Semplicemente attraverso le esperienze, che inizialmente sono principalmente l’esperienza del proprio corpo e le esperienze di scambio corporeo. Il piccolo corpo comincia a percepire i propri confini attraverso l’abbraccio che riceve dal corpo adulto. Pensiamo ad esempio ad alcune parti del nostro corpo che vengono poco toccate o che non prendono parte attivamente agli scambi con gli altri. Alcune zone delle gambe o della schiena le percepiamo solamente quando qualcun altro le tocca, le massaggia, le accarezza.

Il tatto, la pressione, il movimento sul corpo di un altro, la voce con le sue vibrazioni e tonalità costituiscono gli ingredienti primari della percezione di sè e sono tutti elementi di relazione.

Dalle risposte che incontra nel suo “primo mondo”, il corpo materno, il bambino inizierà a percepirsi come adeguato e dotato di valore. Questa sensazione di positività si rifletterà sul suo essere per tutta la vita.

Lo psicanalista D. H. Winnicott si è occupato del  tema del rispecchiamento nell’opera del 1971 “Gioco e realtà”. Egli sostiene che “il precursore dello specchio è la faccia della madre” .

 

 

 

 

Idee regalo per neonati e non solo!

05/12/2011  |  Neonato, Primo Anno, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

Cosa gli regalo? Ecco la domanda più frequente di questo periodo.

Anche nell’ultimo incontro per genitori è saltato fuori l’argomento…“Il mio Francesco è piccolo, naturalmente non si aspetta nulla, ma a me piacerebbe fargli un bel regalo per il suo primo Natale. Quando sarà grande lo ritroverà…”

…e quando sarà grande si emozionerò nel ritrovare in un angolo della cantina la MaxiPalestrina Luci-Suoni-Rumori della Savana o…

Un grande disegno incorniciato fatto per lui? Un quaderno con i racconti delle sue prime prodezze? Un albero piantato in giardino? Un quadro con il suo albero genealogico fotografico? Un grande tappeto su cui rotolare con mamma e papa…che, nel primo anno di vita, sono i suoi migliori giocattoli!

Se invece amici e parenti vi  tormentano: “cosa gli regalo?“…e se volete comunque fare un bel regalo pensato, un regalo “affettivo”, un regalo insolito e soprattutto utile?

Ecco qualche altra idea regalo per coccolare i più piccoli e far contenti i genitori.

Un Mammarsupio colorato : regalare una fascia porta bebè ad una mamma in attesa o ad un neonato è come regalargli un abbraccio…forse il pensiero più bello che possiate avere.

 

 

 

Un Meitai in lino a pois : per i più grandicelli, dai 6 mesi ai due anni. Ottimo per le passeggiate, per andare e tornare dal nido con ombrello e borse, per avere qualcosa di pratico sempre a portata di mano.

 

 

Un set di pantaloni per il nido: niente di più utile per un piccolo terremoto da 1 a 3 anni. Pantaloni in filato biologico, disponibili in diversi colori, comodissimi e pratici da indossare da solo…imparare a vestirsi sarà un gioco da ragazzi, anzi da bambini!

 

 

Il mammarsupio Teddy : un dolcissimo pensiero per bambine e bambini dai 3 agli 8 anni. Un gioco originale per stimolare il gioco creativo e simbolico…e magari sconfiggere la gelosia per il fratellino.

 

 

 

Un cangupile: un giaccone caldissimo da mettere sopra fasce portabebè e marsupi di tutti i tipi per un neopapà orgoglioso di passeggiare anche in inverno con il suo bimbetto addosso..

 

 

Benvenuti

28/11/2011  |  Neonato, Parto  |  No Comments  |  Share
 
Dormi
Dopo onde schiumose ed enormi
Pesciolino arenato al mio fianco
Nel lenzuolo di un’isola bianca
Sei venuto dal mare e sei stanco
Sono venuta dal mondo, son stanca
Riposiamoci dallo stupore
Ci saranno tantissimi giorni
Ora calma il tuo cuore
Dormi

A tutti i bimbi nati in questa settimana, dedichiamo questa  bellissima poesia tratta dal libro “Mammalingua” di Tognolini e Valentinis.

Portare i Gemelli. L’importanza del contatto si moltiplica

20/11/2011  |  Neonato, Spunti Educativi, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

Creare un legame con i propri bambini fin dalla gravidanza è possibile, bello e significativo anche quando si aspettano dei gemelli. Generamente le mamme in attesa, ascoltando i movimenti dei loro piccoli riescono pian piano a percepire differenze tra i bambini. Grazie a queste percezioni è possibile cercare di visualizzare i bambini nelle loro posizioni all’interno dell’utero, anche aiutate dall’ultima ecografia.

Nel momento della nascita, parto naturale o cesareo che sia, appena è possibile si può chiedere che i bambini vengano dati alla mamma e posti sul suo petto pelle a pelle perché i bambini possano ritrovare odori e rumori conosciuti e cominciare a conoscere la loro mamma e il fratellino da un punto di vista diverso

L’importanza che il contatto fisico ha per il neonato si mostra ancor più preponderante per i gemelli, che, durante la gravidanza, oltre al contatto con il corpo materno, condividono lo spazio, le sensazioni e le emozioni con un fratello.
La nascita rappresenta per questi bambini una doppia “perdita” ed è fondamentale che si abituino gradatamente ad una separazione che non deve essere forzata ma sempre accompagnata dai genitori.
La fascia porta bebè fa ritrovare ai bimbi l’intimità con il corpo materno e aiuta i genitori nei momenti in cui sono soli ad accudire i neonati. Finché il peso e le dimensioni dei bambini lo consentono è possibile utilizzare una sola fascia e portare entrambi i bambini. I piccoli si toccano e possono così ritrovare il contatto con la mamma e con il fratellino come quando erano all’interno dell’utero.

Quando saranno diventati un po’ più grandi stare nella fascia porta bebè con mamma o papà donerà a ciascuno dei preziosi momenti di intimità.

 

Giornata Internazionale del Bambino Prematuro

15/11/2011  |  Prematuri  |  1 Comment  |  Share

Il 17 Novembre  verrà celebrata la Giornata Internazionale del bambino prematuro.

Perchè dedicare una giornata a questa tematica?

Perchè i prematuri sono in forte aumento, in Europa un parto su dieci avviene prima della fine della 37°settimana, perchè la nascita prematura comporta seri squilibri nella famiglia e a volte gravi difficoltà psicologiche nella mamma, perchè la scienza ha fatto enormi passi avanti nelle cure mediche  di questi piccoli ma spesso viene dato poco valore alla “cura affettiva”, tanto importante quanto quella medica.

Negli ultimi anni gran parte delle ricerche in campo scientifico si sono concetrate sulla sopravvivenza dei gravi prematuri:la possibilità di sopravvivenza, proporzionale al peso e all’età gestazionale, si è spostata sempre più in basso sia per il peso (500 grammi) che per l’età gestazionale (23 settimane).

Molto meno si è fatto e si sta facendo per la prevenzione.

Talmente poco che negli ultimi tempi un “tipo” di prematurità nuova sta prendendo il sopravvento: i late preterm.

Perchè? chi sono? Sono i bambini nati tra la 34^ e la 37^ settimana di gestazione… non piccolissimi ma che nemmeno hanno completato il processo di formazione nella pancia della mamma.

Le cause sono molteplici e tra queste hanno una posizione di rilievo le induzioni e i cesarei. Questi interventi sono spesso fissati a 38 settimane di gravidanza e, se all’inizio c’è stato un calcolo inesatto della settimana gestazionale (non tutte le donne ovulano lo stesso giorno del ciclo quindi è una situazione quanto mai frequente), possono provocare la nascita di un bambino prematuro.
Sicuramente nascere a 37 settimane di gestazione non è la stessa cosa che nascere a 28, ma rimane il fatto che il bambino non è ancora pronto per la vita al di fuori dalla pancia della mamma.
Spesso si pensa che le ultime settimane di gravidanza servano al bambino solo per crescere di più in peso, ma questo pensiero è molto approssimativo ed errato. Il cervello i polmoni e altri organi vitali, infatti, completano il loro sviluppo proprio nell’ultimo periodo della gravidanza.
C’è un modo per porre un freno a questo aumento esponenziale di nascite pretermine? Beh, sì, uno dei modi sarebbe quello di evitare induzioni e cesarei elettivi fissati con largo anticipo sulla data presunta del parto (se la mamma e il bambino godono di buona salute, è chiaro)… i bambini avrebbero modo di giungere a completa maturazione senza che interventi esterni li costringano a continuare fuori dall’utero quello che avrebbero potuto tranquillamente portare a termine in una condizione naturale e ottimale per loro: il corpo della loro mamma!

Mammarsupio e Cooperativa Focus: da sempre abbiamo a cuore i più piccoli.

Dedichiamo a loro tre giorni ( 16-17-18 Novembre 2011)  di acquisti su www.mammarsupiostore.com con spese di spedizione gratis!

Inserimento al nido: gradualmente e con dolcezza

09/11/2011  |  Allattamento, Primo Anno, Spunti Educativi  |  No Comments  |  Share

A qualunque età, il primo distacco tra la mamma e il suo bambino è sempre un momento delicato, un evento che non succede a caso e che va preparato e gestito. Come tutti i passaggi va affrontato con gradualità e dolcezza. Gradualità ( pensate allo svezzamento, per esempio) significa modificare delicatamente una e una sola variabile per volta. Per il bambino l’inserimento al nido significa imparare a gestire l’assenza e  introiettare il concetto che la mamma “non c’è ora, ma tornerà”. Più forte sarà in lui la sicurezza, la serenità e la consapevolezza della presenza della mamma più semplice sarà lasciare andare per poi ritrovare la mamma. La sicurezza della presenza, l’attaccamento sicuro, si crea attraverso i gesti materni e paterni che rispondono in modo appropriato ai bisogni dei bambini, strumenti come l’allattamento  e il portare vanno precisamente in questa direzione.

Sospendere l’allattamento e il portare con la fascia non renderà più pronto il bambino, anzi, probabilmente il contrario! Mantenere tutte le pratiche di accudimento affettivo lo aiuterà in questo delicato passaggio. Anche i bambini molto piccoli capiscono la differenza tra mamma e non -mamma e non chiederanno ad altri ciò che solo i genitori possono offrire. Quando sarà al nido il bambino prenderà il latte dal bicchiere o dal biberon, quando tornerà a casa troverà rassicurante e rappacificante il fatto di ritrovare il seno della mamma.

Anche per la fascia vale la stessa cosa. Portare il bambino in fascia anche semplicemente per accompagnare il bambino al nido gli darà una ricarica supplementare che lo aiuterà a sopportare il distacco. La fascia, inoltre ( a differenza del seno!) può anche essere lasciata al nido. Si può chiedere alle educatrici di utilizzarla come “copertina” per la nanna o a quelle più collaborative può essere proposta come strumento da utilizzare in alcuni momenti. Questo potrebbe essere il primo passo per una vera “cura individualizzata”.

 

Liberta’, autonomia e fasce porta bebe’…

07/11/2011  |  Neonato  |  No Comments  |  Share

“…Non dico passeggiare…ma la soddisfazione di poter uscire in questi giorni di pioggia senza impazzire con la carrozzina è una libertà che non avrei mai pensato di poter provare”

“Accompagnare Tommaso al nido con Alice che dorme tranquilla nella fascia, io con il mio ombrello e lui con il suo…e poter dire alla nonna, che era tanto critica sulla fascia: no, grazie, faccio da sola. E’ una goduria!!”

Questi stralcio di conversazione avvenuta realmente giovedì scorso in uno dei gruppi che settimanalmente teniamo come cooperativa per le mamme di Milano e dintoni, vale più di mille post!

In effetti quando si devono gestire più bimbi, una fascia porta bebè o un meitai per i più grandini, a volte salvano dalle situazioni più complesse. Tra queste, accompagnare i grandi a scuola o all’asilo portandosi dietro i piccoli facendo sì che non sudino in modo spropositato nei dieci minuti nei quali si tolgono stivaletti, si infilano ciabatte e si accompagnano in classe.

Vestite poco i piccoli nella fascia, mettete su una giacca ampia o un cangupile, e quando arrivate in un posto chiuso aprite le vostre giacche e i piccoli risulteranno a posto in un secondo.