Bambini: proteggerli o stimolarli?

19/10/2012  |  Portare, Spunti Educativi  |  Share

Iperprotetti e iperstimolati sono due aggettivi che sono in forte contrasto tra di loro, a logica non potremmo descrivere lo stesso bambino come iperprotetto e al contempo iperstimolato. Il senso rischia di sfuggirci.
Eppure capita sempre più spesso che i bambini siano iperprotetti, e al contempo iperstimolati, e che i genitori sia al contempo iperprotettivi e iperstimolanti.

La protezione è un compito fondamentale del genitore. L’uomo dà alla luce cuccioli più immaturi rispetto a molte altre specie di mammiferi, bisognosi di cure e attenzioni particolari.

Gli specialisti parlano di esogestazione per definire il primo periodo di vita dei piccoli dell’uomo, periodo necessario per raggiungere un livello di maturazione sufficiente per renderlo minimamente autonomo. In questo periodo quindi un genitore “sufficientemente buono” (Winnicott) si prende cura del suo piccolo accudendolo, ascoltandolo, toccandolo, proteggendolo, in altre parole, stando con lui, in ascolto e disponibile a rispondere alle piccole e grandi richieste del suo bambino. Il bambino dal canto suo ha bisogno di un adulto così, presente, affettuoso e protettivo, che lo faccia
sentire al sicuro e amato.

Con il tempo il piccolo cresce e cresce con lui la voglia di scoprire il mondo che lo circonda. Il suo ambiente di riferimento pian piano si allarga e lui si trasforma in un intrepido esploratore, curioso
e desideroso di mettersi alla prova. In questa fase il compito di protezione del genitore si trasforma: dall’azione diretta con e “sul” piccolo, ad un’azione sempre più indiretta, sull’ambiente del piccolo.
Il genitore “sufficientemente buono” si prende cura del suo piccolo che cresce favorendone l’autonomia in contesti ambientali sicuri e protetti, in contesti sempre più ampi con il crescere del bambino. Il bambino che cresce ha bisogno di un adulto accanto a sé che lo “aiuti a fare da solo”
(Montessori)

Eppure oggi tanti genitori si trovano ad agire comportamenti contrastanti.
Nel primo anno di vita si cerca di stimolare i piccoli, perchè, ad esempio, si ritiene che già a pochi mesi debbano socializzare o che si annoino se non hanno sempre nuove cose da guardare e toccare o che adorino giochi luminosi e rumorosi. E così esponiamo i più piccoli a stimoli continui e
costanti, senza preoccuparci di fare loro da filtro e accompagnarli nelle progressive scoperte.
E quando sono più grandi rischiamo invece di sostituirci a loro in tutto, perchè li consideriamo incapaci di fare qualunque cosa, o troppo fragili …. bisognosi di protezione e aiuto.
Sta quindi un poi noi genitori ed educatori ritrovare la bussola ….
Qualche esempio concreto ….
non stordiamoli con giochi pieni di suoni e rumori da neonati, ma lasciamo che si sperimentino con forbici e colla quando sono più grandini,
oppure….
non mettiamoli in fascia o nel marsupio “faccia al mondo” quando sono piccoli, ma lasciamoli
giocare e correre liberi al parco o ancor meglio in bosco quando sono più grandi
Riusciremo in questo modo ad essere sereni e soddisfatti in due: piccoli e grandi!


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