Portare i Gemelli. L’importanza del contatto si moltiplica

20/11/2011  |  Neonato, Spunti Educativi, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

Creare un legame con i propri bambini fin dalla gravidanza è possibile, bello e significativo anche quando si aspettano dei gemelli. Generamente le mamme in attesa, ascoltando i movimenti dei loro piccoli riescono pian piano a percepire differenze tra i bambini. Grazie a queste percezioni è possibile cercare di visualizzare i bambini nelle loro posizioni all’interno dell’utero, anche aiutate dall’ultima ecografia.

Nel momento della nascita, parto naturale o cesareo che sia, appena è possibile si può chiedere che i bambini vengano dati alla mamma e posti sul suo petto pelle a pelle perché i bambini possano ritrovare odori e rumori conosciuti e cominciare a conoscere la loro mamma e il fratellino da un punto di vista diverso

L’importanza che il contatto fisico ha per il neonato si mostra ancor più preponderante per i gemelli, che, durante la gravidanza, oltre al contatto con il corpo materno, condividono lo spazio, le sensazioni e le emozioni con un fratello.
La nascita rappresenta per questi bambini una doppia “perdita” ed è fondamentale che si abituino gradatamente ad una separazione che non deve essere forzata ma sempre accompagnata dai genitori.
La fascia porta bebè fa ritrovare ai bimbi l’intimità con il corpo materno e aiuta i genitori nei momenti in cui sono soli ad accudire i neonati. Finché il peso e le dimensioni dei bambini lo consentono è possibile utilizzare una sola fascia e portare entrambi i bambini. I piccoli si toccano e possono così ritrovare il contatto con la mamma e con il fratellino come quando erano all’interno dell’utero.

Quando saranno diventati un po’ più grandi stare nella fascia porta bebè con mamma o papà donerà a ciascuno dei preziosi momenti di intimità.

 

Inserimento al nido: gradualmente e con dolcezza

09/11/2011  |  Allattamento, Primo Anno, Spunti Educativi  |  No Comments  |  Share

A qualunque età, il primo distacco tra la mamma e il suo bambino è sempre un momento delicato, un evento che non succede a caso e che va preparato e gestito. Come tutti i passaggi va affrontato con gradualità e dolcezza. Gradualità ( pensate allo svezzamento, per esempio) significa modificare delicatamente una e una sola variabile per volta. Per il bambino l’inserimento al nido significa imparare a gestire l’assenza e  introiettare il concetto che la mamma “non c’è ora, ma tornerà”. Più forte sarà in lui la sicurezza, la serenità e la consapevolezza della presenza della mamma più semplice sarà lasciare andare per poi ritrovare la mamma. La sicurezza della presenza, l’attaccamento sicuro, si crea attraverso i gesti materni e paterni che rispondono in modo appropriato ai bisogni dei bambini, strumenti come l’allattamento  e il portare vanno precisamente in questa direzione.

Sospendere l’allattamento e il portare con la fascia non renderà più pronto il bambino, anzi, probabilmente il contrario! Mantenere tutte le pratiche di accudimento affettivo lo aiuterà in questo delicato passaggio. Anche i bambini molto piccoli capiscono la differenza tra mamma e non -mamma e non chiederanno ad altri ciò che solo i genitori possono offrire. Quando sarà al nido il bambino prenderà il latte dal bicchiere o dal biberon, quando tornerà a casa troverà rassicurante e rappacificante il fatto di ritrovare il seno della mamma.

Anche per la fascia vale la stessa cosa. Portare il bambino in fascia anche semplicemente per accompagnare il bambino al nido gli darà una ricarica supplementare che lo aiuterà a sopportare il distacco. La fascia, inoltre ( a differenza del seno!) può anche essere lasciata al nido. Si può chiedere alle educatrici di utilizzarla come “copertina” per la nanna o a quelle più collaborative può essere proposta come strumento da utilizzare in alcuni momenti. Questo potrebbe essere il primo passo per una vera “cura individualizzata”.

 

Nido o Asilo? Comincia un’avventura!

04/09/2011  |  Spunti Educativi, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

Ultimi giorni di vacanza…o primi di lavoro? Sta di fatto che è Settembre…e si ricomincia.

Triste? Non sempre. Grandi propositi, voglia di fare, abbronzatura da sfoggiare in ufficio.

Per i bambini spesso Settembre è il momento dei veri passaggi critici ed entusiasmanti: inserimenti al nido o all’asilo, primi giorni di scuola Elementare. Momenti che a volte ricorderanno per tutta la vita.

Nel prepararli non dimentichiamo di sottolineare i lati positivi:  vecchi amici da ritrovare e nuovi da conoscere, percorsi e orari diversi, maestre da scoprire…e alle quali ci si può presentare con i tesori accumulati durante l’estate. Nel preparare ciò che servirà nei loro primi mesi di asilo o nido non sottovalutiamo l’importanza della comodità e della semplicità: anche l’abbigliamento può aiutare l’autonomia e sviluppare l’autostima: andare in bagno da soli è più facile se non bisogna litigare con lacci, bottoni o gonnelline.

Se tutto l’abbigliamento deve avere il nome del vostro bambino, accanto al cognome ( che lui non sa leggere) fate anche semplicemente con la biro per tessuti una stellina o un cuoricino. Lo aiuterà a riconoscere le sue cose.

Buon Inizio!

Vacanze a misura di bambini

14/08/2011  |  Spunti Educativi, Vita in Famiglia  |  No Comments  |  Share

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Una pizza?!”  “….ma sono le tre?!”  di notte?, di pomeriggio? Ma si, che male c’è? Siamo in vacanza!

Spesso in vacanza non si fanno cose eccezionali o stratosferiche, si interrompono semplicemente i ritmi e gli schemi. Per noi adulti è un modo per rilassarci e dimenticare il tramtram quotidiano con il suo grigiume e le sue noiose regole.

Per i bambini ciò è vero solo in parte, e più sono piccoli più sono le ritualità e la prevedibilità degli eventi che li fa rilassare non il contrario. E’ nella ripetitività dei rituali che nasce il ricordo, che un evento si imprime piacevolmente nella memoria dei bambini. Siamo obbligati quindi a “Stessa spiaggia stesso mare per anni…o mangiare gelato fragola e limone alle 16 per tutto il mese di luglio”? No, rispondono gli esperti “L’importante è far si che a qualche cambiamento siano associati diversi elementi stabili, che il bambino possa ritrovare dei punti chiave, degli elementi di sicurezza durante la giornata”.

Scegliere quindi di mantenere abbastanza fissi gli orari dei pasti e del riposo, portarsi anche per le vacanze itineranti copertina, orsetto…magari anche le posate di casa, ricreare nella casa in affitto un angolo con i giochi e un tappeto. Piccole cose che possono dare ai bambini sicurezza e tranquillità perchè possano  godersi a pieno le loro vacanze.

 

 

Lo voglio! Lo voglio Lo voglioooo!

28/02/2011  |  Spunti Educativi  |  1 Comment  |  Share

I bambini vogliono te!

Sembra banale ma è così.

I nostri bambini ci chiedono cose in continuazione perchè vogliono attirare la nostra attenzione, vogliono la nostra presenza…a volte perfino una nostra urlata è più soddisfacente che il disinteresse affaccendato in mille altre cose.

Spesso sui nostri bambini ci facciamo mille domande, ci confrontiamo, torniamo addirttura a studiare. Come rispondere alle loro continue richieste, ai loro mille capricci?

Ai bambini non interessa veramente la marca del gioco… a volte nemmeno la storia raccontata. I bambini si nutrono del tempo, della passione, del divertimento che noi  mettiamo nel gioco che stiamo facendo con loro.

Al parco, perchè ti chiedono di spingerli sull’altalena anche a 7 anni?

Perchè ti vogliono lì con loro.

Perchè fuori da scuola frignano per il tipo di merenda che hai portato?

Perchè gli sei mancata per tutto il giorno e appena ti vedono devono “scaricare la tensione dell’attesa”.

Perchè una volta a letto ti chiedono “acqua, fazzoletto, orsetto, …mi è caduto il fazzoletto…ti devo dire l’ultima cosa?”

Perchè è te che vogliono nel delicato passaggio dell’addormentamento.

Sembra banale, ma è tutt’altro che semplice rispondere a questo loro fondamentale bisogno.

L’unica cosa di cui dobbiamo renderci conto è che con l’ennesimo pacchetto di figurine o di “cuccioli cerca amici” non “la smetteranno”

…perchè sei tu, quella che vogliono!

una noia creativa

17/02/2011  |  Spunti Educativi  |  No Comments  |  Share

“Ma io mi annoio! Non so cosa fare!”

Sempre abituati ad avere giornate piene tra scuola, sport, musica, tv… i nostri piccoli si sentono spaesati se qualcuno non dice loro cosa fare o come. Impegnare il loro tempo diventa un’occupazione fondamentale per noi genitori. E quando arriva questa domanda ci sentiamo impreparati e spiazzati…ma come, hai mille giochi che hai desiderato tantissimo e che praticamente non hai mai guardato… ma come fai ad annoiarti??!?! E allora eccoci lì a scervellarci per trovare una soluzione alla sua noia. E se provassimo a cambiare ottica? Se ci sforzassimo di pensare che dalla noia può nascere qualcosa di bello? Se provassimo e non riempire il loro tempo sempre e comunque?

Si può imparare e inventare utilizzando oggetti comuni per creare giochi nuovi! Cosa c’è di più bello di un’astronave fatta con i cuscini del divano? Una tana creata in un angolo della cameretta in cui rifugiarsi e cercare riparo? Un foglio di carta con dei colori nasconde potenzialità infinite, così come un blocco di pasta da modellare…ma non dobbiamo essere sempre noi a proporre le soluzioni.

Lasciamoli liberi di annoiarsi e di trovare una soluzione alla loro noia, liberi di sperimentare e imparare senza schemi predefiniti, liberi di essere se stessi e di essere bambini!

E’ solo un gioco?

09/02/2011  |  Spunti Educativi  |  No Comments  |  Share

Mamma, non posso adesso, sto giocando!”

Questa è la frase che spesso ci sentiamo ripetere dai nostri piccoli, intenti nei loro giochi e nelle loro occupazioni. Frase che spesso ci urta e irrita. Subito pensiamo: “ma come, lui non può???? sono io che non posso attendere di più ….”. Eppure se ci prendessimo più tempo per osservare i nostri piccoli, riscopriremmo accanto a loro che il gioco è molto di più che un semplice passatempo …. E’ attraverso il gioco che i bambini scoprono il mondo, lo fanno proprio; ragionano e interiorizzano le regole della vita fisica, relazionale, sociale.

Proprio attraverso il loro “non posso” i nostri bambini ci stanno insegnando a guardarli con occhi differenti: anche loro sono delle persone “impegnate”, anche la loro concentrazione va rispettata, anche le loro cose e i loro spazi vanno curati.

Ed ecco che forse potremmo riscoprire anche l’importanza della cura dello spazio, domestico e scolastico, in cui viviamo. Uno spazio che dovrebbe essere, come insegna la Montessori, realmente a misura di bambino, ben ordinato e curato anche nei dettagli. Più che riempire le stanzette dei nostri piccoli di mille cose e degli ultimi ritrovati dell’industria dei giocattoli, potremmo scegliere con loro degli oggetti, anche semplici, e pochi giochi che permettano loro di adoperare la fantasia per trasformali in oggetti sempre nuovi e vivere anche attraverso essi avventure sempre nuove. Occorre risvegliare prima di tutto il nostro senso critico davanti alle mille offerte del mercato e quindi orientare la scelta dei nostri piccoli, mediando opportunamente con loro i significati proposti dai giocattoli stessi.

In secondo luogo, potremmo riscoprire la bellezza della semplicità: un pezzo di stoffa lungo tre metri può trasformarsi in una piccola fascia porta bambole (come la Fascia Teddy di Mammarsupio) e uno scatolone in un garage ultramoderno di Formula uno.

Nella Foresta più scura…

31/01/2011  |  Spunti Educativi  |  1 Comment  |  Share

E’ vero? E’ possibile?

No, dai …per noi mamme italiane forse è veramente difficile da concepire.

O meglio, per un certo tipo di mamme per le quali la preoccupazione maggiore è il freddo e l’igiene, pensare che i loro pargoletti possano trascorrere in inverno cinque ore in un bosco per diversi giorni è un’esperienza lontana dall’immaginabile.

Eppure la scuola all’aperto, anche per i più piccoli e anche in inverno, è un’esperienza che diversi bambini nel nord europa hanno la fortuna di fare.

Negli ultimi cinque anni i “Forest Kindergartens“  sono nati come funghi   :)   dall’Inghilterra agli States.

In un bosco si può urlare, ma s’impara presto che se si parla a bassa voce si sentono rumorini straordinari. Si può correre, arrampicarsi, e saltare. Si può fare tutto ma tutto deve essere commisurato alla propria forza e alle proprie capacità.In un bosco si inventa, si costruisce ma soprattutto…si gioca!

Una ricerca svedese durata 13 mesi ha provato che provato che i bambini che frequentano un asilo all’aperto hanno maggior capacità di autocontrollo, sono più creativi, hanno migliori competenze relazionali e… si ammalano meno!

Un’esperienza bella e utile da riproporre, anche ai nostri piccoli, mgari nei weekend.

L’importante è partire dalle basi:

- Indumenti caldi, uno snack e una borraccia con acqua sempre a portata di mano.

- Cominciare con brevi passeggiate stimolando ad aprire gli occhi e le orecchie

- Non permettiamo alle nostre paure di rovinare ogni tipo di avventura

- Stimolare la ricerca di ciò che non sanno ( di chi è questa impronta? A chi appartiene questa foglia? Portiamola a casa e cerchiamo la risposta su un libro o su internet)

Ti ascolto, ci sei…

16/06/2010  |  Spunti Educativi  |  5 Comments  |  Share

Tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati. L’ascolto è alla base delle relazioni e per noi esseri umani la relazione è la vita!

Ascoltare significa fermarsi, aprirsi, mettersi in gioco per accogliere a pieno ciò che si percepisce da un ascolto attivo.

Come genitori siamo chiamati ad ascoltare ancora di più, e da subito! Per essere capaci di ascoltare un adolescente bisogna cominciare ad allenarsi con il neonato. La natura ci da ogni genere di supporto e di aiuto per fare ciò. Il neonato è stato “programmato” per stimolare in noi l’ascolto attraverso riflessi condizionati. E’ sufficiente non soffocarli con la nostra razionalità estrema.

L’ascolto è uno dei principi dell’Attachment Parenting, uno stile genitoriale che pone al centro la relazione e l’attaccamento tra genitori e bambini. Non c’è paura di vizio e in una relazione basato sul rispetto reciproco non c’è nemmeno “bisogno” di capricci per essere ascoltati.

Funziona?!? Sicuramente sono degli ottimi principi educativi, che poi il pargoletto non pesti mai i piedi per le figurine…è tutto da vedere!

Basta acqua!!!

04/05/2010  |  Spunti Educativi  |  No Comments  |  Share

Serena, 9 anni futura attivista:

Mamma possiamo raccogliere le firme per far smettere di piovere?”