In che cosa crediamo

[slideshow id=648518346361770602&w=500&h=300]

UN ABBRACCIO CHE FA CRESCERE…
Per il neonato il momento del parto non è certo un divertimento…ormai si sa…e per la mamma tantomento!
I due hanno vissuto uniti, abbracciati per nove mesi ed ora dopo ore di dolori e ribaltamenti si separano di botto. Il piccolo da un luogo chiuso, stretto e caldo, con una tenue luce rosata, dal suono sordo e vibrante del cuore della mamma, dal liquido nel quale fluttuava che “sapeva di mamma” …si trova in un attimo in un luogo terribilmente freddo, secco, aperto!
La mamma pur stanca e stremata dal parto vuole il suo bambino, vuole vederlo, vuole conoscerlo, toccarlo, annusarlo, ri-conoscerlo.
E il papà? Spettatore attivo di questa magia della natura userà le sue braccia e le sue forze per riunire i due principali protagonisti della nascita che hanno bisogno di lui più di chiunque altro.
Gli studiosi ci dicono che in questo primi istanti dopo la nascita si radica l’attaccamento tra mamma e bambino, quell’attaccamento “buono” quella sicurezza che il piccolo si porterà dentro per tutta la vita. Questo è quello che definiscono il bonding.
Il bisogno di attaccamento non si esaurisce con i primi istanti. Il neonato cerca il contatto stretto con la mamma per i primi mesi di vita ed esprime questa sua necessità come sa fare: piangendo.
Un pianto che il più delle volte è scambiato per per fastidi, dolori, freddo…coliche! ..o ancora peggio per capricci!
No, il bisogno “stare addosso alla mamma” nei primi mesi è vitale e necessario tanto quanto il latte…non è un vizio, statene certi.

 

“Il prototipo di tutto il prendersi cura del bambino
è nel tenerlo in braccio”
D. W.Winnicott
Lorenzo Braibanti, che ha portato in Italia il parto dolce sostiene che i primi mesi di vita sono da considerare come un periodo di esogestazione, un periodo nel quale il piccolo uomo attraverso il contatto con contatto con la madre completa il suo sviluppo psicofisico.
Ci crediamo. Va bene. Ma come fare …come coniugare queste teorie con la vita reale delle mamme “normali”, magari cittadine, magari lavoratrici..magari senza un aiuto esterno per tutte le incombenze quotidiane?
Anche se siamo convinti che il piccolo ha bisogno di presenza, di contatto di braccia che lo cullino, lo contengano, lo facciano partecipe della vita intorno a sè dopo i primi quindici giorni di attenzioni particolari la vita della famiglia riprende quasi a pieno ritmo, soprattutto se ci sono altri figli.
…e allora?

Per tante mamme la soluzione è stata l’uso del marsupio a fascia, un marsupio profondamente diverso da quelli solitamente in commercio perchè permette di tenere addosso il bambino in modo confortevole e sicuro dai primi istanti di vita fino, volendo ai due-tre anni.
Inizialmente il piccolo viene portato in posizione “fetale”, a bozzolo, in una posizione perfettamente ergonomica simile a quella che aveva nel ventre materno…fino ad arrivare ad usare la fascia solamente come mezzo di trasporto, magari per portarlo sulla schiena a tre anni in una passeggiata in montagna! Sempre con la stessa fascia dell’inizio, la sua fascia.
...e ne faremo dei bambini viziati, “appiccicosi”?
tutt’altro!
Un bimbo che può sviluppare un buon legame corporeo con la mamma, rimarrà un soggetto positivo, indipendente e con piena fiducia in sè stesso. Viceversa un bambino che si è visto negare il contatto di cui aveva bisogno non può sciogliere i legami di cui non è sicuro e continuerà a richiedere contatto e sicurezza.

“Solo un bisogno soddisfatto è un bisogno superato”