Cosa vede? Cosa sente?
Davanti ad un neonatino di pochi giorni, spesso ci ritrovaimo a porci questa domanda. Come percepirà il mondo questo “essere appena arrivato”?
La scienza dice che il neonato vede bene e a fuoco, già dalla nascita ad una distanza di 20 cm, non certo casualmente la distanza che c’è tra il suo viso e quello della mamma durante l’allattamento. Momento intenso e centrale della relazione.
La sensibilità di un neonato è diversa da quella di noi adulti, le sue senzazioni sono forti ma spesso non riesce a coordinare e dare un senso a tutto, tutti gli stimoli rimangono separati e frammentati. Suoni, rumori, luci lo colpiscono e spesso lo agitano.
Per un neonato è molto significativo ciò che sente, ciò che percepisce attraverso la sua pelle e con tutto il suo corpo.
Con il suo corpo vive lo spazio attorno o sè, impara a conoscere ciò che gli sta intorno e a differenziare ciò che gli fa piacere da ciò che gli crea fastidio. Quando è in braccio o nella fascia è attraverso le vibrazioni corporee provocate dalla voce, che riesce a “capire” ciò che gli si dice. Fa suo il significato delle parole attraverso il tono della voce. Questa, se ci pensiamo è una spendida capacità che perdiamo crescendo ma che rimane sopita nel profondo. Capita di pensare : “Mi ha detto, sì, va bene….ma ho la sensazione che non sia d’accordo..”
Attraverso le sensazioni corporee che passano dalla pelle il neonato impara a conoscersi e a percepirsi come un essere unico e positivo. Quando la sua mamma o il suo papà lo accarezza gli dà forma, attraverso le sue mani restituisce al piccolo la sua immagine. Per questo è importante dare valore, spazio e tempo alle carezze e ai massaggi su tutte le parti del corpo…anche le più dimenticate. Il collo, le gambe, le ascelle…ogni zona ha una sensibilità diversa e ogni carezza aiuta il piccolo a ritrovarsi, ora che non ha più l’utero, che con le sue contrazioni e i suoi movimenti lo accarezzava di continuo…
I bambini portati nella fascia solitamente si rilassano e spesso, se hanno meno di sei mesi, si addormentano beati. Molte mamme e papà utilizzano la fascia porta bebè proprio come strumento per far addormentare i bambini più reticenti.
Se si è fuori casa e il bambino è piccolo è possibile tenerlo “addosso” anche per lungo tempo e mentre dorme: difficilmente rumori e stimoli particolari lo sveglieranno e il suo sonno sarà riposante e ristoratore come quello nel lettino.
Quando si è in casa si può appoggiare delicatamente il bambino nel lettino o nella culla mentre dorme.
Quanlche consiglio per non svegliarlo:
- Il nostro sonno non è sempre uguale. Il sonno, in tutti gli esseri umani si suddivide in fasi: REM e nonREM. Nella fase rem è più facile svegliarsi. Più è giovane l’essere umano più è ampia la fase di sonno REM. Avere l’accortezza di aspettare una decina di minuti prima di posare il neonato nel lettino può far aumentare la possibilità che il piccolo sia in una fase NON REM.
- Non togliete il bambino dalla fascia sollevandolo verso l’alto, come si fa solitamente quando è sveglio. Slegate la fascia, sostenendo la schiena e la testa del piccolo con la mano e abbassatevi quanto più possibile sul letto cercando far appoggiare prima la schiena del bambino sul letto e poi fargli perdere il contatto con la vostra pancia.
- Fate tutto lentamente, con pause di assestamento.
- Una volta che il bimbo ha la schiena sul letto, sfilate voi stessi dalla fascia e lasciate la fascia sul letto insieme al bambino.
- Spesso i bambini si svegliano per la differenza di temperatura. Se avete un bimbo molto sensibile provate a riscaldare la zona dove dovete metterlo a dormire ( con cuscini di semi di ciliegio o…anche con il phon..) prima di appoggiarlo.
- Utilizzate la fascia e/o dei cuscini per delimitare la zona del letto o della culla. Dalla fascia riconoscerà il vostro odore, con i cuscini attorno si sentirà più contenuto.
Spesso i termini si confondono, ma le differenze sono notevoli anche se la teoria di partenza è la stessa: il contatto con l’adulto di riferimento è benefico per il neonato e il bambino.
La Kangaroo Mother Care è una pratica di cura ospedaliera che si utilizza sempre più spesso con i bambini prematuri. Questa tecnica è stata proposta per la prima volta nell’ospedale di Bogotà, in Colombia, negli anni ’70. I suoi principi cardine sono il contatto pelle a pelle continuo e prolungato tra neonato e genitore, la staticità e il fatto che soltamente viene proposto in periodi di tempo ben precisi. La KMC è consigliata per farorire l’empowerment della madre e del padre nei conforonti del loro bambino ma anche in quanto vero e proprio atto di cura nei confronti dei prematuri. I neonati nati prima del termine che fanno quotidianamente la KMC stabilizzano più velocemente i loro parametri vitali, hanno meno bisogno di aiuto respiratorio e aumentano di peso più velocemente.
Portare il bambino con la fascia può essere una continuazione ideale e un completamenteo della KMC in quanto i genitori possono continuare ad utilizzare la tecnica imparata fino a quando loro e il loro bambini ne sentono il bisogno.
L’utilizzo della fascia inoltre si differenzia dalla KMC per la presenza del movimento. Questo non è solamente una possibilità di libertà maggiore per chi porta. Il movimento fa ritrovare al bambino che sta nella fascia delle sensazioni molto simili all’esperienza dentro il ventre materno. Per i neonati godere di un movimento continuo e ritmico, come quello di una camminata, stando all’interno di un ambiente stabile e sicuro, come in una fascia, è un momento di grande relax nel quale si possono godere tutti gli stimoli provenienti dal corpo di chi porta.
E.Bonnet, pediatra tedesco e medico sportivo descrive così l’effetto del movimento ritmico sul bambino portato:
” Mentre si cammina e durante il lavoro fisico i nostri movimenti sono sempre ritmici. Dopo un po’ di tempo la frequenza respiratoria, i passi e il battito cardiaco si mettono in armonia , come si è scoperti nelle ricerche della medicina sportiva. Questo rilassa e equilibra il sistema psico vegetativo di chi porta. Il bambino portato lo sente e si rilassa di conseguenza. E poi gli stessi movimenti ritmici lo rilassano e riesce ad addormentarsi e a digerire meglio.”
Inizia oggi la settimana internazionale del Babywearing, ovvero del portare i più piccoli. E’ un evento che viene celebrato in tutto il mondo e che coinvolge tutti i piccoli che “sono portati” e io loro genitori che “li portano”. E’ un’occasione per ribadire che “PORTARE” non solo è bello e funzionale, ma è una pratica di cura che permette ai piccoli e a chi si occupa di loro di stare bene insieme e di crescere insieme.
Da anni, come pedagogisti della Cooperativa Focus, siamo impegnati nel promuove il PORTARE con le famiglie e con gli operatori che a diverso titolo si occupano di prima infanzia. Ci rendiamo sempre più conto che accanto alla risposta entusiasta sia dei genitori sia degli “addetti ai lavori” permane un forte ostacolo di natura culturale che osteggia tutte le pratiche di cura che promuovono il contatto tra piccoli e grandi. Segni di questa cultura è la forte insistenza all’indipendenza precoce dei bambini e alla lotta al “vizio e al capriccio” che sembra stare dietro ad ogni comportamento.
E’ per questo che per questa settimana internazionale il cui slogan è “A world of possibilities” abbiamo scelto di offrire una possibilità alle ostetriche e alle puericultrici in formazione di avvicinarsi al “portare” e di approfondire questa pratica antica, attraverso un seminario gratuito offerto alle università e scuole lombarde.
E’ una piccola azione, di tipo culturale, che punta sui giovani, una possibilità davvero per loro per arricchire la loro professionalità e per tutte le mamme e i bambini che incontreranno.
A tutte le mamme piacerebbe dirlo…
Alcune sono più fortunate di altre, altre hanno bambini più agitati e più inclini al pianto.
Non è però solamente questione di fortuna. Alcuni neonati vivono i loro primi mesi in uno stato beato di serinità e appagamento, regalando sorrisi e facendosi delle grandi dormite. Altri sono “come una barchetta a remi in mezzo all’oceano…un minimo di vento può sconvolgere la loro pace instabile”. Tutti hanno consigli e ricette e i genitori dei bambini più agitati rischiano di esserne travolti.
Christine Rankl nel suo ultimo libro analizza con cura e precisione differenti metodi e teorie e può essere un’ ottima bussola per i genitori.
Ciò che non ci stancheremo mai di ripetere è che il pianto è un segnale comunicativo, il più incisivo e significativo che la natura ha donato ai neonati. Ignorarlo non può essere considerato un metodo per affrontarlo. Mai!
Hai una fascia che non ti soddisfa ma sei certa che sia il modo migliore per stare con tuo figlio nei primi mesi?
Hai comprato una fascia ad anelli e il peso del bimbo ti pesa sulla spalla?
Hai una fascia lunga troppo pesante e troppo calda e ne vorresti una in lino?
Il colore della tua fascia proprio non ti soddisfa?
La tua fascia è troppo elastica e cede ad ogni passo?
Il tuo bambino è cresciuto e al posto delle fascia vorresti tanto un MeiTai?
Il tuo bambino è grande e la fascia non ci sta più nel cassetto?
Vuoi toglierti lo sfizio di avere una fascia Mammarsupio…che tutti dicano sia la migliore?
… e allora “Rottama la tua Fascia”!!!
A partire dal 24 Settembre, in occasione del Mom Camp di Milano e per tutto il mese di Ottobre
a tutte le persone che ci porteranno o ci spediranno una fascia ( fascia lunga, fascia corta, fascia ad anelli, meitai) verrà regalato un Coupon con lo sconto del 30% per l’acquisto di prodotti Mammarsupio.
Cosa ne sarà delle vostre vecchie fasce?
Mammarsupio è contro lo spreco, di qualsiasi tipo.
Con le fasce usate in buono stato verranno realizzate delle MammaShopper, borse creative ideate da giovani stiliste di una scuola di Milano.
Il ricavato della vendita delle borse andrà a finanziare un progetto di sostegno alla genitorialità all’interno delle Unità di Terapia Intensiva Neonatale.
Per informazioni scrivi a info@mammarsupio.com
Le fasce da rottamare potranno essere spedite o potranno essere consegnate a mano:
Dal 24 Settembre al 30 Ottobre a Milano: presso la nostra sede ( Via esiodo 12, Milano)
il 24 Settembre al Mom Camp
Al termine degli incontri per genitori che organizziamo a Milano
a Reggio Emilia: il 30 Settembre, 1-2 Ottobre presso la Fiera “Tutta un’altra cosa”
a Genova: il 14/15/16 Ottobre presso la Fiera “Fa La Cosa Giusta”
a Trento: il 28/29/30 Ottobre presso la Fiera “Fa La Cosa Giusta”
La tua piccolina appena nata starà sicuramente benissimo in una fascia lunga in cotone. All’inizio in posizione “bozzolo”, che le ricorderà la posizione contenuta e avvolta che ha ora nella tua pancia, poi dopo poco potrai anche portarla pancia contro pancia, soprattutto dopo mangiato. I neonati portati nella fascia fin dai primi giorni, superano più serenamente lo shock della nascita, sono più tranquilli, piangono meno, hanno un tono muscolare molto più rilassato. Perchè ciò avvenga i neonati devono essere portati con fasce in puro cotone, morbido al tatto ma molto resistente. E’ per questo che Mammarsupio creato, insieme all’esperienza e alle competenze tecniche della Tessitura Randi, una microtessitura in 100%cotone bio che non contiene elastam.
Inoltre se sei preoccupata pechè la tua bimba ti sembra troppo piccola, pensa che anche i bambini prematuri sopra il chilo di peso possono essere portati nella fascia! Ciò avviene quotidianamente in diverse Terapie Intensive Neonatali del Nord Europa e in alcuni reparti dei più famosi ospedali italiani.
Quante volte vi siete tenute per voi una domanda senza avere il coraggio di farla?
Tante! Spesso vi sembravano inutili, banali o scontate… ma se l’aveste fatta avreste un dubbio in meno e una tranquillità in più.
Abbiamo raccolto negli anni, quasi dieci anni di lavoro con le mamme e i papà, tutte le loro domande sull’uso delle fasce portabebè. Dalle più semplici: “Come faccio a portare un bimbo di un anno che sembra pesantissimo?” alle più tecniche “Un bambino con displasia dell’anca può essere portato in fascia?”…alle più scottanti “…e se poi lo vizio??”
Con l’aiuto di pedegogisti, psicologi, fisioterapisti e ostetriche abbiamo risposto in modo semplice ma completo, aggiungendo qualche suggerimento da mamme…ma non solo.
Abbiamo chiesto aiuto per raccontarvi tutto ad un’esperta di simpatia, di pazienza, e amore per i più piccoli: L’Oca Caterina. Si, proprio lei, la grande amica di Giulio Coniglio, ideata dalla gentilissima Nicoletta Costa.
Con tutti questi ingredienti abbiamo creato “L’Oca Caterina Risponde” una rubrica che da mercoledì prossimo affronterà per voi un argomento specifico rispondendo alle vostre domande.
Scrivete, quindi. Aspettiamo le domande più difficili, siamo pronti!!
Ultimi giorni di vacanza…o primi di lavoro? Sta di fatto che è Settembre…e si ricomincia.
Triste? Non sempre. Grandi propositi, voglia di fare, abbronzatura da sfoggiare in ufficio.
Per i bambini spesso Settembre è il momento dei veri passaggi critici ed entusiasmanti: inserimenti al nido o all’asilo, primi giorni di scuola Elementare. Momenti che a volte ricorderanno per tutta la vita.
Nel prepararli non dimentichiamo di sottolineare i lati positivi: vecchi amici da ritrovare e nuovi da conoscere, percorsi e orari diversi, maestre da scoprire…e alle quali ci si può presentare con i tesori accumulati durante l’estate. Nel preparare ciò che servirà nei loro primi mesi di asilo o nido non sottovalutiamo l’importanza della comodità e della semplicità: anche l’abbigliamento può aiutare l’autonomia e sviluppare l’autostima: andare in bagno da soli è più facile se non bisogna litigare con lacci, bottoni o gonnelline.
Se tutto l’abbigliamento deve avere il nome del vostro bambino, accanto al cognome ( che lui non sa leggere) fate anche semplicemente con la biro per tessuti una stellina o un cuoricino. Lo aiuterà a riconoscere le sue cose.
Buon Inizio!
Alle volte basta proprio poco, per cominciare di nuovo!
L’altro giorno ci ha chiamato Chiara, mamma del piccolo Roberto di due mesi e mezzo. L’abbiamo incontrata in uno degli incontri che facciamo per le neo mamme e ai neo papà. Voleva ancora qualche informazione, ma poi ci ha detto: “grazie…, anche io ero una di quelle mamme che aveva letto di tutto, che pensava che tenere in braccio il mio bimbo voleva dire viziarlo. Ascoltarvi, mi ha fatto bene, voglio provare a ricominciare e vedere se con il mio Roby le cose vanno un po’ meglio, sai all’inizio che fatica, ma adesso ci riproviamo!”.
Grazie a te Chiara per la franchezza, è difficile dire “forse ho sbagliato qualcosa, ricomincio!”, e per il tuo coraggio.
Già, gli inizi sono sempre difficili. Ogni neo genitore se pensa all’inizio con i suoi i suoi figli non può che sottoscrivere questa affermazione. Le parole non bastano per dire la fatica e lo scombussolamento che i nostri piccoli portano nella vita quotidiana.
Diventare una mamma o un papà per la prima volta è un’esperienza travolgente, ma anche ridiventarlo non è assolutamente scontato, perchè tutto riparte.
Quando le cose non vanno quindi, è utile e molto intelligente dirsi “Riparto!”.
Ogni neonato è a sé e spesso ascoltando lui e se stesse si trovano le soluzioni migliori.


































